L'Incontro: Una giornata gioiosa
Sono appena le 6 del mattino e già gli autobus convergono verso lo stadio "Ahmadou Ahidjo" di Yaoundé. I pellegrini, venuti dai quattro angoli dell'arcidiocesi affollano le strade della capitale mentre la circolazione è regolata in modo straordinario dagli agenti dell'ordine. Il municipio ha assegnato alle parrocchie vari bus di trasporto pubblico per rendere più ordinato il traffico. Questo ha permesso a un buon numero di cristiani di spostarsi senza grande difficoltà e senza pagare i biglietti.
File più o meno organizzate erano all'entrata dello stadio già al levare del sole. Secondo il colore dei biglietti distribuiti nelle parrocchie, si distinguono le file con i biglietti blu, gialli, verdi e bianchi. Ma l'ordine non è seguito alla lettera. Sia da parte dei fedeli cristiani che del personale in uniforme manca il coordinamento nelle operazioni di sorveglianza.
I cancelli spalancati, ma...
Vista la grande folla, è praticamente impossibile controllare tutti. Una giovane si lamenta: "Sono partita da casa alle 5 del mattino. Mi hanno fatto fare la fila su un lato che non corrispondeva al colore del mio biglietto per poi dirmi che dovevo passare per l'altra entrata". Fortunatamente qui le persone, animate da motivi religiosi, danno prova di compassione facendo passare un po' tutti... Un pio signore che sgranava il suo rosario, dopo un'ora di attesa, dice: "Come mai chi non va mai in chiesa entra con tutto il protocollo d'onore, mentre chi va a Messa tutti i giorni della settimana è ispezionato come fosse un terrorista?". E qualcuno replica: "Anche in cielo per entrarvi occorre passare attraverso molte prove!".
Verso le 8 e 20, la polizia sembra scoppiare. Tanti perdono la pazienza per l'evidente immobilità delle file. Uno dei controllori spalanca una barriera dello stadio nelle tribune. Una marea umana si riversa verso l'interno. Dopo gli ultimi battibecchi, lo spirito di fede della maggioranza ha la meglio sull'intemperanza di pochi.
Ore 8,45: lo stadio si riempie
La musica classica suonata mentre si riempie lo stadio cede ai tam-tam, ai balafon e alle coreografie delle musiche religiose locali. Intanto, i ministri dell'Eucaristia e gli altri protagonisti della celebrazione liturgica prendono posto: una ventina di diaconi, circa 300 preti e 80 vescovi venuti da tutte le parti dell'Africa e non solo.
L'altare è stato progettato adeguatamente per la circostanza: offre spazio a tutti. Con la sua pedana simile a un'imbarcazione, quasi un'arca di Noè. Davanti all'altare, a una cinquantina di metri, i coristi conferiscono bellezza, anche grazie alla loro uniforme e alle loro voci possenti che incoraggiano il popolo di Dio a lodare il suo Signore. A sinistra dell'altare, sono piazzati i giornalisti di radio e televisioni nazionali e internazionali. A destra, i ministri degli Stati e i membri del governo. Dietro il grande coro, i seminaristi, i religiosi e le religiose. Ma ci sono tanti spazi vuoti, perché molti sono dispersi nella massa, alcuni per inavvertenza e molti altri per solidarietà con le loro parrocchie. Tra questi, i giovani saveriani studenti di teologia.
Ore 9,37: arriva il Papa
Ecco il momento fatidico: l'entrata solenne di Benedetto XVI nello stadio, con le ovazioni interminabili dei fedeli presenti. Compie due volte il giro completo dello stadio salutando l'assemblea accorsa per la solennità di san Giuseppe. Al suo seguito, i vigili della guardia presidenziale e le guardie vaticane. Si possono udire le voci delle persone estasiate nel ricevere la benedizione papale: "Benedetto colui che viene nel nome del Signore!".
Entra nello stadio il presidente della repubblica camerunese Paul Biya e il seguito protocollare. Anche questa entrata è salutata. Giusto il tempo per prendere posto e il Papa inizia la processione verso l'altare.
Alle 10 esatte, il 265° successore al soglio di Pietro, nella terza visita al Camerun di un Papa in meno di 25 anni, sale l'altare, preceduto dai nunzi apostolici in Camerun e in Guinea, dai cardinali, dai vescovi, dai sacerdoti e dai diaconi. Non è vietato gridare che il Camerun è una "terra benedetta dal cielo!".
Ore 10,17: si entra nel vivo
È il momento del messaggio di benvenuto del presidente della Conferenza episcopale del Camerun mons. Victor Tonyè Bakot, arcivescovo di Yaoundé. Il discorso è interrotto sette volte dalle ovazioni dei fedeli. L'arcivescovo termina il suo intervento donando un calice al Papa.
Dopo il canto del "Gloria" e le letture bibliche, il santo Padre pronuncia l'omelia in francese e inglese per sottolineare che il messaggio è rivolto a tutta la nazione camerunese, che parla entrambe le lingue. La preghiera dei fedeli è poi diventata ancora più universale, fatta in inglese, spagnolo, kiswahili, lingala, ewondo e francese.
Conclusa la Messa, alle 12,15 il Papa consegna l'Instrumentum laboris ai cardinali, vescovi e presidenti delle Conferenze episcopali dell'Africa e Madagascar (SEAM).
Ore 12,23: ho visto con i miei occhi
La considerevole varietà di canti in lingua locale prima, durante e dopo la Messa sono il segno della pluralità delle espressioni culturali del Camerun, che è come un'Africa in miniatura. Il presidente camerunese Paul Biya, ultimo ad arrivare, lascia lo stadio per primo. Segue il corteo papale e poi tutta la folla si dirige verso le uscite dallo stadio.
Le impressioni dei partecipanti sullo svolgimento della festa sono tutte positive. Alle domande sulle emozioni provate durante la celebrazione, un uomo ha risposto: "Sono felice di aver potuto vedere con i miei occhi. Credo che il Signore abbia benedetto quest'anno intero. Il Papa è venuto tra noi in pace, è stato ricevuto pacificamente e non si è verificato alcun problema. Dio sia ringraziato!". Un altro afferma: "Gioia, gioia, tanta gioia!".








