L'incontro dei saveriani friulani
Una riunione di famiglia è sempre simpatica. Anche per i missionari che a volte si ritrovano dopo anni di missione nei quattro angoli del mondo. Il 6 agosto, nella nostra casa di Udine, si sono dati appuntamento un buon gruppo di saveriani che rappresentavano la Carnia, il Friuli, la Slovenia e la costa friulana. Molti di loro, partiti proprio da questa casa, hanno raggiunto le varie missioni.
C’era chi veniva dalla Cina, chi dall’Indonesia, chi dal Giappone o dal Bangladesh, altri dal Brasile o dalla Colombia, altri ancora dal continente africano (Sierra Leone, Camerun, Ciad, Congo, Burundi, Mozambico). Tra questi, c’era chi aveva lavorato in Spagna o in Italia e chi vi si trova ancora per missioni diverse nelle comunità sparse dal sud al nord dello Stivale. C’erano pure i rappresentanti dei diversi responsabili della casa che si sono succeduti lungo gli anni qui a Udine e - da non dimenticare - due ex allievi venuti a nome delle centinaia, passati dalla casa, con in cuore l’ideale missionario.
Naturalmente, i membri dell’attuale comunità (Udine e Butrio) - tra cui vari friulani - non potevano mancare alla bella giornata fraterna. Erano presenti, idealmente, anche le famiglie di tutti questi missionari e i saveriani impossibilitati a esserci. Per esempio, p. Tomé, che continua a donare la sua vita sulla “croce a due ruote” a Parma, in Casa Madre, con gli altri missionari malati.
Due momenti chiave hanno caratterizzato l’incontro, preceduti dai saluti e abbracci di quelli che forse da anni non si vedevano. L’Eucaristia prima di tutto. Dire grazie al Signore per la scintilla missionaria consegnata a san Guido Conforti e passata anche per la nostra regione, era inevitabile. Questa scintilla ha raggiunto tanti dei nostri paesi e ha trascinato con sé molti giovani che si sono lanciati nell’avventura missionaria. Dire grazie per tutti e per ognuno. Dire grazie per tutto il bene che Dio ha fatto e fa ancora attraverso i missionari nel mondo intero. Cosa c’è di più giusto e normale?
Un altro momento di condivisione e fraternità è stato il pranzo, rallegrato da qualche canto popolare. Tutto si è svolto nella semplicità di famiglia, com’è nello stile saveriano. Anche questo è un modo per rinsaldare i legami di fratelli, nello stesso carisma a cui siamo tutti legati e al quale abbiamo dedicato la nostra vita. Lo sentiamo come il regalo che Dio ci ha fatto, un regalo da valorizzare per il bene della nostra umanità che ha bisogno di Dio, di vangelo, di fraternità universale.
La festa è stata bella. Chissà, una volta o l’altra, tutta la grande famiglia di san Guido Conforti si ritroverà per riconoscersi e ricomunicare la voglia di missione: missionari sul campo, a riposo, in famiglia, amici, ex allievi, volontari e laici saveriani, missionarie di Maria. L’apparenza può sembrare modesta, ma tante persone sono state e sono coinvolte nel dono carismatico, fatto al Fondatore. Il Friuli ha risposto e ha dato frutti per il mondo.







