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L'icona della missione: Quando una madre sogna

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Per non perdere i figli

Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli, e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete forse bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. Ed egli soggiunse: “Il mio calice lo berrete…”.

  • Matteo 20,20-23 -28

Forse ti chiamavi Salome. A casa tua stavate bene. Tuo marito Zebedeo e i vostri due figli Giacomo e Giovanni avevano una barca da pesca e qualche operaio pescatore. Erano soci di Simone e Andrea, anch’essi di Cafarnao, sul lago di Galilea.

Certo, per te dev’essere stata dura quel giorno, quando Gesù di Nazareth chiamò proprio i tuoi figli, insieme ai due dell’altra barca, a seguirlo. Avevi fatto tanti progetti per quei due ragazzi, lavoratori come loro padre. La casa ti sembrò di colpo vuota.

Al dolore però si mescolava l’orgoglio. Anche tu eri affascinata da quel Nazareno, che ascoltavi al mattino, mentre aspettavi sulla riva il ritorno delle barche. Si sa, alle donne non si raccontava molto della speranza del popolo d’Israele, ma tu avevi percepito che era lui l’atteso, colui che avrebbe instaurato il regno predetto dai profeti.

Non sappiamo cosa pensasse Zebedeo. Fatto sta che anche tu ti sei personalmente giocata dietro al Maestro. Un po’ anche per star dietro a quei figli, forse. Una donna vede e soccorre tanti bisogni che agli uomini sfuggono. Predicare va bene, ma bisogna mangiare e curarsi, all’occorrenza, e vedere se i soldi bastano e lavare e rattoppare qualche vestito...

Insomma, il da fare non ti mancava. Così che non sapevi se avevi perso due figli o ne avevi acquistati altri undici. Non eri sola, per fortuna. Altre donne con te ascoltavano, seguivano, servivano il Maestro e i suoi. Insieme, eravate guadagnate da pensieri nuovi. Che l’esser donna e sposa e madre non era solo pensare al cibo e al vestito. Che c’era un sogno di cui anche voi potevate essere partecipi.
La strada progressivamente saliva a Gerusalemme. Si sa, le grandi cose avvengono là. Tu non capivi certi discorsi strani che il Maestro andava facendo. Non era forse vicino l’attuarsi del regno promesso?

Nel tuo istinto di madre desti voce al desiderio dei tuoi figli, che era il tuo desiderio. A destra e a sinistra nel regno. Primo ministro e, che so, ministro delle finanze. In fondo, come discepoli della prima ora, se lo meritavano. Forse l’avevi promesso a tuo marito, partendo con loro. 
Gesù ha risposto a loro, non a te. Se di loro si trattava, erano loro a dover rispondere. Certo, potranno berlo, il suo calice. Glielo darà lui stesso, dopo aver detto: “Questo è il mio sangue, il sangue dell’alleanza versato per molti” (Mc 14,24).

Un po’ da lontano, con le altre donne, hai osservato il Maestro crocifisso. Non ci capivi più niente. O forse, era il buio necessario per cominciare a capire.

E il terzo giorno, con quelle che erano andate al sepolcro, hai dato agli apostoli l’annuncio della risurrezione. Dio aveva benedetto la strada percorsa da Gesù.

Giovanni prese con sé la Madre di lui. Forse la portò a casa tua. Certo, la accolse nel suo mondo e anche tu comprendesti di dover diventare da madre figlia, per imparare un nuovo modo di generare il mondo. 
Con l’antico socio Simone, tuo figlio Giovanni guarì uno uomo storpio al tempio, nel nome di Gesù, e la gente festante si congratulava con te. Tu rimanevi pensosa (At 3,1-11). Non passò molto tempo e tuo figlio Giacomo fu il primo a raggiungere il Maestro, con il martirio. Erode gli fece tagliare la testa, per far piacere ai capi (At 12,2). Non sappiamo più nulla di te.

Ci piace pensare a te, Salome, in questo nostro tempo di figli rari e vezzeggiati. Che pagano la loro unicità con una sorveglianza speciale, portando su di sé la richiesta di dar corpo a tutti i sogni irrealizzati di padri, madri, nonni e bisnonni. Riusciranno mai a spiccare il volo?

Vedi un po’ di pregare per queste mamme. Perché si mettano in strada, come hai fatto tu. Consapevoli di essere figlie, osino anch’esse l’avventura del regno, tagliando i fili dorati che impediscono ai figli di giocarsi per un’avventura i cui confini sono gli estremi del mondo; il cui stile è l’essere servi.



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