L’esempio di san Tommaso
Non si parla tanto bene dell'apostolo Tommaso, per la sua incredulità. A me, invece, sta simpatico proprio per la sua cocciutaggine. Avrei fatto anch'io come lui. Chi avrebbe avuto il coraggio di credere che Cristo, crocifisso e sepolto con guardie e sigilli sulla tomba, è veramente risuscitato e vivo, senza averlo visto e toccato di persona?
Del resto come si fa, solo per sentito dire, a convincere la gente che Gesù ha davvero detto che lui accoglie in paradiso chi in terra lo riconosce nei poveri e nei malati, nei carcerati e nei forestieri; che siamo tutti figli di Dio e che siamo tutti fratelli, ebrei e barbari, cristiani e musulmani...?
Ho sentito che il governo italiano ha introdotto un nuovo reato, come se di reati non ce ne fossero già abbastanza: quello di clandestinità. Un reato che potrei commettere anch'io se do ospitalità a un forestiero senza documenti. Mi è venuto in mente il raccontino del missionario che in una sperduta isola di cannibali narra la storia dei popoli civili e quando afferma che nell'ultima guerra mondiale sono state uccise una decina di milioni di persone, un cannibale ha esclamato: "Come avete fatto a mangiarli tutti?". "Non ne abbiamo mangiato neanche uno!". "Ma allora perché li avete uccisi? Si vede proprio che siete barbari!", conclude il cannibale.
Sono stato anch'io straniero in Indonesia, e mi commuovo ancora ricordando i tanti gesti di accoglienza. Uno non lo dimenticherò mai. Ero ricoverato in ospedale e la caposala mi disse: "Per qualunque cosa suoni il campanello, verrò io stessa perché ricordo ancora il marinaio italiano che tre anni fa abbiamo dimesso prima del tempo perché alle colleghe dava fastidio".
La assicurai che ero italiano, ma non marinaio; e tutti si meravigliarono quando offrii il mio sangue a una partoriente per il parto cesareo.








