L’entusiasmo di un sognatore, P. Cannizzaro
L'associazione culturale "Nuovo Giangurgolo", il 24 gennaio ha organizzato una serata speciale per ricordare Pino Santoro, poeta e scrittore gallicese, nell'ottavo anniversario della morte. Durante la serata, che si è svolta presso la casa dei saveriani di Gallico, sono state lette alcune poesie e testimonianze. Pubblichiamo una lettera che Santoro aveva scritto all'associazione qualche anno prima di morire, in cui egli ricorda la figura di p. Aurelio Cannizzaro, ideatore del parco della mondialità.
È passato poco più di un lustro da quando p. Aurelio Cannizzaro ha chiuso la sua parentesi terrena per vivere in eterno fra gli angeli del paradiso. Nessuno a Gallico può dimenticare una figura così carismatica: non solo per quello che ha detto, ma soprattutto per quello che ha fatto.
Un'iniziativa dopo l'altra
Infatti da solo, unicamente con la forza della sua volontà e superando ostacoli di qualsiasi natura, p. Aurelio diede inizio alla fondazione di uno dei centri missionari saveriani più importanti del meridione, dipendente dalla sede centrale di Parma.
Ma non si fermò solo al centro, che si sviluppò nel corso degli anni fino a raggiungere le dimensioni di oggi. Egli si rese promotore di molte iniziative a carattere sociale, come il doposcuola per i ragazzi delle elementari e delle medie, l'asilo che chiamò "il nido degli aquilotti", il "pomeriggio sereno", che veniva offerto a chiunque volesse trascorrere un po' di tempo in tranquillità e raccoglimento all'ombra del santuario.
Però, non era ancora contento, volendo egli mettere a disposizione degli altri la propria intelligenza e la propria capacità creativa utilizzando l'ampia area di cui il santuario disponeva (circa 15.000 metri quadrati). Ideò il parco della mondialità e diede subito avvio alla sua realizzazione.
Quei ragazzini... operai
All'inizio, con umiltà e quasi per gioco, chiamò i ragazzini e i ragazzi che gli stavano più vicino: Totò e Carmelo Polito, Oreste Arconte, Ciccio Gangemi, Franco D'Antoni, Pino Notaro, Gianni Tavernesi, Franco Araniti, Franco Laface, Pino Fiumanò, Peppe Tripodi, Enzo e Gianni Luppino, e tanti tanti altri che pur essendo piccoli, lavoravano quasi come adulti, anche se per qualche ora.
Si era "nell'anno della fede 1968" (questa scritta si trova incisa per opera di Peppe Monorchio a ridosso di un gran masso, situato davanti alla statua della Madonnina e da dove zampillano i sette "canali della Grazia"). In un giorno di quell'anno quei ragazzi, sotto le direttive di p. Cannizzaro, cominciarono a scavare sul terreno una buca che assumeva pian piano la forma della più estesa isola delle Mentawai, dove p. Aurelio aveva esercitato la fase più importante della sua missione cristiana. Quella buca divenne poi il famoso laghetto del parco, diventandone quasi il simbolo.
Creatività contagiosa
Da quel momento, la frenesia creativa di p. Aurelio cominciò ad accendersi, dando luogo a realizzazioni che costituirono pian piano l'architettura del parco, sviluppatasi nel tempo senza alcun ordine progettuale precostituito. Padre Aurelio, infatti, non era un architetto e realizzò il tutto con mirabile gusto del rustico artisticamente inteso, con umiltà e semplicità e con un incontenibile entusiasmo, che trasmetteva a tutti coloro che gli erano vicini: titolari di ditte o enti che desideravano aiutarlo con la donazione di cemento, ferro e sabbia per l'edilizia.
Il maestro muratore Gaetano Polito era diventato l'alter ego di p. Aurelio per la concretizzazione di ogni sua idea, riuscendo con intelligenza e intuito a eseguire in pratica ogni sua direttiva. Nacquero così la pagoda cinese, il drago, il tukul africano, la piramide, il motivo arabo, il tempietto dell'Ascensione, il tempietto della Pentecoste, la via crucis, la scalea degli incontri, il Calvario, l'orto degli ulivi e tutti i monumenti che si trovano all'interno del parco, realizzati grazie all'arte degli scultori gallicesi Totò Romano, Alaide Lucca e Romano Pace.








