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Come ogni anno, con un gruppetto di giovani sardi ci siamo recati a Parma per le professioni perpetue e il diaconato di alcuni giovani saveriani. Anche quest’anno è stata un’esperienza significativa e commovente per loro e per me. Quattro giovani che si consacrano a Cristo e ai fratelli per rispondere al suo amore è sempre un’esperienza forte.

Giovani sardi a Parma

Il pomeriggio di domenica 7 dicembre siamo stati ospiti nella casa madre delle sorelle saveriane a Parma. Qui abbiamo partecipato al ricordo delle tre sorelle uccise barbaramente in Burundi tre mesi prima, nella zona di Kamenge, alla periferia della capitale Bujumbura.

Devo dire che i giovani sono stati colpiti dalle testimonianze delle famiglie delle tre sorelle e del dono che esse hanno fatto della loro vita, quando, pur in età avanzata e piene di acciacchi, hanno voluto ripartire per la missione che le chiamava a servire Cristo nelle sorelle e nei fratelli più poveri.

Lunedì 8 dicembre, giorno dell’Immacolata, i quattro giovani saveriani, che avevano fatto la loro consacrazione a vita, sono stati ordinati diaconi dal nostro vescovo emerito mons. Giorgio Biguzzi. Pieno di forza dello Spirito Santo, il vescovo ci ha trasmesso il fuoco di Cristo che - ha detto - deve essere vivo nelle mani e nel cuore di ciascuno di noi.

“Servire, mai servirsi!”

Desidero richiamare qualche stralcio della sua omelia, che ha scaldato il cuore di tutti.

“Ricordiamoci anche di quello che diceva don Milani: «Siamo chiamati a servire Cristo, ma mai servirsi di Cristo; a servire i poveri, ma mai servirsi dei poveri; a servire la chiesa, ma mai servirsi della chiesa; a servire la comunità, ma mai servirsi della comunità»”.

Di questo “servirsi”, il vescovo ha voluto fare un cenno anche a episodi incresciosi recenti: “Nei momenti di emergenza scatta la generosità degli italiani, ma è triste constatare che alcuni approfittano delle emergenze e dei poveri per il proprio interesse!”.

Il vescovo ha poi continuato: “Credo si possa affermare che la vocazione missionaria è una vocazione diaconale. È uno stile e una scelta di vita che non finisce il giorno dell’ordinazione. I non cristiani, i non credenti, gli emarginati, i lontani - o comunque li vogliamo chiamare - sono sempre i nostri signori, i nostri padroni”.

Il fuoco nelle mani

Il vescovo ha concluso l’omelia con questo forte invito ai giovani: “Sono appena tornato da un periodo di missione in Sud Sudan. Intervistando un giovane catechista, gli ho chiesto se la gente desidera ancora la presenza di missionari. Mi ha risposto senza esitazioni: «Sì, perché i missionari hanno il fuoco nelle mani». Carissimi, vi auguro di avere sempre il fuoco di Cristo nelle mani e nel cuore.

Avete il fuoco di Cristo nelle mani e nel cuore? Allora cari giovani, diciamo basta alle incertezze, alle mezze misure; basta alle promesse non mantenute; basta al rimandare al giorno dopo, al vedremo; sì, ma non ancora, ci penserò... Oggi stesso prendete per mano un sacerdote e dite: Ci sono anch’io! Prendete per mano una consacrata e dite: Io ci sto! Prendete per mano un missionario e dite: Vengo anch’io!

Ai nuovi diaconi e a tutti voi, auguro di avere il fuoco di Cristo nelle mani e nel cuore per poter svegliare il mondo con la vostra testimonianza profetica e controcorrente. Donate a tutti la luce della fede e la gioia del Vangelo, testimoniate la bellezza di una vita che, sull’esempio di Gesù, si dona a Dio e ai fratelli. E vi sia sempre vicina la Vergine Maria, la tutta santa, la piena di grazia, la serva del Signore”.

Hanno una marcia in più!

Quest'anno erano solo cinque i giovani della Sardegna che sono venuti fino a Parma con me, affrontando il lungo viaggio di andata e ritorno. Quattro erano di Macomer e uno di Sinnai. Quattro erano ragazze: Francesca, 19enne che ci ha raggiunto a Parma da Pisa dove sta studiando filosofia; Angelica, 18enne che vive a Macomer e sta frequentando l'ultimo anno di liceo; Sara, 17enne che frequenta la quarta liceo; Maria e Federico, che frequentano la terza liceo.

Ce n'erano altri che sarebbero stati ben felici di unirsi al nostro gruppo, ma quest'anno, per via degli studi, non abbiamo potuto contare sugli… autisti.

Durante il viaggio di ritorno in nave, tutti i giovani hanno manifestato la loro gioia di aver vissuto questa bellissima esperienza. Conoscevano bene due dei quattro saveriani - Emmanuel e Juang - perché erano venuti a Macomer per i campi estivi. I nostri giovani sono rimasti molto impressionati dalla gioia che hanno manifestato i quattro saveriani nel consacrarsi per tutta la vita a Cristo e alla missione.

Ogni anno, coloro che hanno l’opportunità di affrontare il viaggio e venire fino a Parma, sono felici di sperimentare l'amicizia con questi giovani che sembrano avere una marcia in più nel servizio a Cristo e ai fratelli, e che neppure il giorno della loro festa si tirano indietro per prestare fino in fondo questo servizio concreto d’amore.



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