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Gentile direttore,
mai come in questo tempo abbiamo bisogno di ricarica spirituale per riempire quel vuoto di senso che sta creando questo virus e per offrire quei piccoli segni che testimoniano il nostro essere cristiani, nonostante i limiti. Grazie a Dio, abbiamo il dono della Fede. Ogni giorno, sforziamoci di essere missionari là dove siamo, con quello che abbiamo, andando incontro al prossimo con quei piccoli gesti e attenzioni che il Signore trasforma se ci mettiamo nelle Sue Mani. È straordinario tutto questo e io posso dirlo per esperienza... Ti ritrovi con una Forza che non sapevi di avere... Solo l’amore donato e il Bene fatto lasciano un segno profondo. Emanuela, via e-mail

Non è facile di questi tempi accogliere lo slancio che Emanuela ci ha espresso attraverso una mail arrivata in redazione. Ormai, quasi ogni giorno, il livello dello scontro e del conflitto si alza e si riverbera nei rapporti quotidiani. Tutti i buoni propositi lanciati dai balconi due anni orsono, sembrano diventati utopia. Si incrinano rapporti e amicizie, la conflittualità dilaga a più livelli. Chat e social media sono curve da stadio in cui conta “tifare” per qualcosa, puntando, allo stesso tempo, il dito contro ciò che non funziona, spesso senza avanzare proposte alternative valide. Ci si polarizza, creando dei club di sodali, autoconvincendosi del nostro pensiero. Ma quanto è difficile quando il dialogo è inquinato da ideologia, da convinzioni di follia nemmeno troppo lucida. Certe opinioni esistono e circolano perché, per fortuna, c’è la libertà. Una libertà conquistata, ma per cui bisogna continuare a lottare a tutte le latitudini. La vera oppressione mi pare non abiti nella nostra parte di mondo. Non siamo noi gli esclusi da qualcosa, pur considerando i danni collaterali su adolescenti e giovani che questa lunga pandemia sta lasciando. Se penso ai numerosi popoli in mezzo ai quali i saveriani vivono, quanti diritti e quante ragioni avrebbero di scendere in strada a protestare ogni giorno? Spesso, non ne hanno nemmeno la forza, gli strumenti, la voce. Altro che chat e social media! E il rischio di tutto questo è perdere la cognizione di tutto ciò che ci gira intorno e che non è poi così secondario. Perché la vera indignazione dovrebbe coinvolgerci per ciò che succede oltre il Mediterraneo, per chi non ha e aspetta da troppo tempo. Eppure, Emanuela ci invita a non stancarci di andare incontro al prossimo partendo dalle piccole cose, di donare amore e di produrre il Bene, di continuare a seminare. Ci consiglia di non rinunciare ad essere missionari nei luoghi in cui viviamo. Proviamoci a dispetto di tutto.



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