L’allergia alla mascherina…
Anche in Congo RD il Coronavirus ha scombussolato la nostra vita. Abbiamo capito la drammaticità della situazione seguendo in diretta il 27 marzo la preghiera solitaria del papa in piazza S. Pietro ‘per la salvezza dell’umanità’. Abbiamo poi pregato con i fedeli più volte, usando le stesse invocazioni.
Come in Italia e in Europa, anche qui il 20 marzo è stata decretata la chiusura dei luoghi di culto, delle scuole e dei bar. Da allora, abbiamo celebrato in privato. Si è parlato di casi di Covid-19 nella capitale e, più tardi, dei casi rari a Goma. Ma la gente si domandava dove fossero e pensava a un’invenzione per usufruire di finanziamenti dall’estero. Sospetto convalidato dalle dimissioni del dottor Mukwege, premio Nobel l’anno scorso, che era stato incaricato di gestire la lotta contro la malattia nella provincia del Sud-Kivu (Bukavu), perché “sollecitato” a dichiarare malati di Covid-19 alcuni ricoverati per altre malattie. Ma, mentre scuole e chiese non dovevano funzionare, strade e mercati erano affollati senza alcun rispetto per le distanze. I primi giorni, i poliziotti multavano chi non aveva la mascherina, ma, un po’ alla volta, la gente ha smesso di portarla. Attualmente quasi nessuno la indossa, eccetto noi preti in chiesa e per la strada. Allo stesso tempo, sentiamo notizie sula situazione diventata di nuovo inquietante in vari paesi d’Europa e nelle Americhe. Finora siamo risparmiati.
Dal 16 agosto 2020, sono state autorizzate le messe, ma con posti distanziati, mascherina, lavaggio delle mani alla porta. Agenti sono venuti a controllare se i nostri fedeli osservassero le regole. Avevamo messo mille segni sui banchi, ma non rispettavano il metro. Per diminuire la calca, alla prima celebrazione domenicale se n’è aggiunta invano un’altra per gli adulti e le messe dovrebbero essere più ‘brevi’ (meno di due ore), secondo le direttive diocesane. Ma, a causa di lunghe omelie, canti, centinaia di comunioni, lettura interminabile di avvisi, la seconda, terza, quarta messa non cominciano all’orario fissato. E quasi nessuno porta la mascherina
Il battesimo degli adulti che, di regola, si celebra durante la veglia pasquale, così pure le prime comunioni e poi le cresime sono slittate ad agosto e settembre. Il 20 settembre 2020 abbiamo ospitato l’ordinazione presbiterale di tre missionari, tra cui un saveriano. In tale occasione, il governatore della provincia ha richiamato la gente sulla necessità di portare la mascherina. Pochi ce l’avevano, eccetto presbiteri, vescovi concelebranti e autorità. E anche in questi giorni un agente governativo è venuto in chiesa per ricordare a tutti che devono portare la mascherina per evitare il pericolo.
Dopo 60 anni di indipendenza, la situazione economica della popolazione è peggiorata. Dato riconosciuto dall’arcivescovo di Kinshasa e pure dal presidente. I vescovi gli hanno chiesto decisioni per il ‘popolo dimenticato’ e non il protrarsi di beghe tra politici e giochetti manovrati dal partito del presidente precedente. Si dice che ci siano tante persone che contano e sfruttano il caos. Non sono certamente queste che desiderano riforme utili alla popolazione. Il presidente ha promesso, imprudentemente, la gratuità della scuola elementare. Con la conseguenza che molti studenti delle scuole private si sono iscritti nelle scuole pubbliche, gonfiando smisuratamente le classi. Gli insegnanti fanno scioperi perché tanti non sono pagati e tutti gli altri ricevono un salario irrisorio.
Il Natale è stato diverso dagli altri a causa delle restrizioni di spostamenti e incontri. Ma, forse, è stato vissuto in modo più familiare, intimo, spirituale, più cristianamente. Preghiamo per gli ammalati, per i morti, per il personale della sanità, perché tutti siano prudenti, perché i governanti prendano le decisioni giuste per salvare le vite e l’economia.







