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Si è conclusa la decima edizione del festival “Kuminda” 2015. Dal 22 al 25 ottobre, più di 2.500 partecipanti di ogni età hanno vissuto giorni intensi. Si è parlato di diritto al cibo e sovranità alimentare, di come nutrire il pianeta rispettando l’ambiente e le persone. I saveriani con il loro museo, il seminario minore e il Workout Pasubio, sono stati i tre luoghi principali che hanno ospitato le tante iniziative del festival.

Storie da condividere

Quest’anno il programma ha dedicato molto spazio agli eventi culturali alla portata di tutti. Il teatro l’ha fatta da padrone su palcoscenici anche insoliti: lo spettacolo “Il cibo buono” all’interno del Museo d’arte cinese ed etnografico; o la cena-spettacolo nel refettorio del seminario minore e Sweet dreams, “dolcissimo” spettacolo nella sala conferenze dei saveriani. Sono state raccontate storie di cibo e di culture che hanno permesso di condividere il frutto di due anni di lavoro, trascorsi ad ascoltare narrazioni di uomini e donne che indagavano i tanti significati del cibo.

Cuore del festival è stato il seminario Nutrire il pianeta. In una sala affollata si è parlato di cosa manca e cosa ci attende, di cosa inserire in agenda e come attivarsi. È stato un incontro molto partecipato, un’occasione di ascolto e confronto con relatori di rilievo nazionale e internazionale.

Tanti studenti e visitatori

Sono state tante le classi che hanno partecipato ai laboratori, alle mostre e ai vari incontri. Oltre 500 studenti delle superiori sono venuti a conoscere la realtà dei saveriani e del loro museo… Si è parlato di accaparramento delle risorse naturali, per un profitto illimitato a scapito degli altri, che perdono la loro sovranità alimentare. E sono emerse anche le contraddizioni del mondo occidentale.

Più di 350 spettatori hanno atteso il loro turno per entrare in museo per lo spettacolo “Il cibo buono”, una rappresentazione che ha avuto un inizio e una fine non tradizionali. Festina Lente Teatro, in collaborazione con associazione Vagamonde e Centro interculturale di Parma, ha portato la sua arte drammaturgica su un palcoscenico "diverso", come il nostro museo.

Cibo “buono” e cibo “cattivo”

È stata una visita - spettacolo: in dodici punti in contemporanea, si sono svolte altrettante azioni teatrali, ripetute ininterrottamente. Lo spettacolo parte dal presupposto che il cibo è un diritto, e che le comunità devono poter scegliere come e cosa produrre per la propria alimentazione.

Sul palco del museo, 25 donne migranti e native hanno “prodotto” le loro scenografie e storie, sotto la regia di Andreina Garella. “Affrontiamo il tema del cibo - ha spiegato la regista - nella sua duplice valenza:

  • il cibo buono - quello prodotto nel rispetto della sovranità alimentare di popoli e culture -
  • e il cibo cattivo - quello che viene dallo sfruttamento dei lavoratori, che provoca inquinamento dell'ambiente, senza alcun beneficio per chi lo coltiva".

Vibrante di speranza

Al termine dello spettacolo alcuni spettatori erano scossi dalle storie e dalle immagini, fino a nascondere qualche lacrima; altri ancora sono usciti con menti e cuori pensanti; i più audaci hanno trovato lo spettacolo “geniale, straordinario, emozionante, profondo, poetico...”.

Anche in questo caso, la partecipazione ci ha ripagato, dimostrando quanto sia vivo il desiderio di una maggiore consapevolezza su questi temi.

Un sentito “grazie” a “Kuminda”, Associazione cibo per tutti, Forum solidarietà, per aver scelto i saveriani e il Museo d'arte cinese ed etnografico per questo festival vivace, vitale, e vibrante di speranza.



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