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Italia: L'incontro tra terra e seme /2

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Ho incontrato i saveriani per la prima volta a 8 anni e da allora li ho sempre frequentati nella casa di Udine, facendo campi scuola e incontri. Finite le medie, a 14 anni ho iniziato a lavorare nella fabbrica di famiglia, ma sentivo in me il desiderio di consacrarmi alla missione. Nel 1998, a 23 anni, ho lasciato la famiglia e il lavoro, e sono partito per Desio dove ho cominciato "l'avventura" saveriana.

Ho ripreso a studiare frequentando la scuola magistrale; nel noviziato ad Ancona, ho apprezzato il beato Conforti e i suoi scritti, imparando ad amare ancora di più la missione; nella comunità internazionale di teologia a Parma ho imparato le dinamiche comunitarie e personali per testimoniare il vangelo nel mondo.

La mia vocazione è nata contemplando la croce. Dio ha trasformato uno strumento di morte nella sorgente di vita eterna e d'amore infinito. La stessa evangelizzazione è presentare "Cristo crocifisso e risorto", il "libro su cui si devono formare i santi".

La preghiera davanti al Crocifisso

Mentre ero in preghiera nella cappella dei saveriani di Cremona, Gesù si è fatto presente in modo particolare attraverso le parole del Conforti: "spirito di viva fede che ci porti a veder Dio, cercar Dio, amar Dio in tutto, acuendo in noi il desiderio di propagare ovunque il suo Regno" (Testamento 10). Ho fatto di questa frase il mio progetto di vita.

"Vedere, amare, cercare" sono stati i verbi fondamentali per trovare ciò che Dio vuole da me e per cercare di ordinare la mia vita secondo il progetto di Dio. Con l'aiuto dello Spirito Santo ho imparato a riconoscere ed eliminare ciò che può deformare la mia anima, cercando di conformarmi sempre più a Lui.

Cristo mi chiede di andare "in tutto il mondo e predicare il vangelo a ogni creatura" (Mc. 16,15). Ho sentito che mi chiamava, l'ho contemplato nella preghiera, l'ho veduto e toccato nelle persone che soffrono e in particolar modo nei carcerati. Visitando il carcere di Parma ho toccato con mano la sofferenza dell'uomo, e ho visto il volto di Cristo in ciascun detenuto.

Cristo mi chiama a seguirlo e io mi sento salvato dal suo amore e desidero aiutare a salvare gli uomini partecipando alla sua missione. Le parole di sant'Agostino sono una preghiera per me e per voi: "il nostro cuore è inquieto fino a quando non riposa in te".

Il nostro cuore riposi nelle mani di Dio, ed egli porti a compimento tutto quello che ha progettato per noi.



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