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Iniziative per vincere l’apatia armata

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La diplomazia vaticana si è ufficialmente attivata nel conflitto russo-ucraino, con la nomina del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, che non è un diplomatico ma un pastore, come inviato speciale di papa Francesco per cercare di rimuovere gli ostacoli che impediscono la pace. La sua nomina arriva dall’esperienza acquisita come mediatore con il gruppo di Sant’Egidio, la più famosa delle quali è stata quella riuscita nel conflitto del Mozambico.

Questo non vuol dire che prima la Santa Sede ignorasse la guerra in atto. Anzi, si è sempre mossa discretamente con quella che è chiamata la diplomazia umanitaria, come nel caso di scambi di prigionieri o nella ricerca di bambini ucraini deportati in Russia. La Santa Sede mette in atto questo tipo di diplomazia in qualsiasi luogo della terra dove è in atto uno scontro. Anche se ufficialmente non se ne parla, la Chiesa Cattolica mobilita sempre tutti i suoi canali d’informazione, di collaborazione, d’interventi che collegano la base, fatta da parrocchie con tutti i suoi operatori pastorali, con le alte sfere nei luoghi di potere dove si prendono le decisioni, spesso a scapito delle popolazioni inermi.

Con la nomina di mons. Zuppi, papa Francesco ha voluto accelerare per concretizzare tutti i suoi appelli alla pace, “a dispetto di molte critiche, scetticismi e opposizioni” alle sue visioni e tentativi per dare un’opportunità alla pace. Il numero due del Vaticano, il cardinale Pietro Parolin, ha spiegato che il mandato in questa prima fase della missione di pace non è ancora quello di portare al tavolo Kiev e Mosca, ma nell’ascolto delle parti, favorire un clima, un ambiente che possa portare a percorsi di pace. Dopo essere stato a Kiev, la cui presenza non ha impedito i bombardamenti russi, e la visita a Mosca con il Patriarca ortodosso russo Kirill e alcune personalità molto vicine a Putin, si registrano purtroppo segnali contrastanti sia dal punto di vista politico che religioso. Solo gli spiriti ottimisti sanno intravedere spiragli di speranza.

Ora, anche se ufficialmente non c’è alcun dialogo in corso tra i due fronti, papa Francesco non smette mai di pregare, proporre e cercare iniziative per smuovere quell’apatia armata che sta condizionando il mondo occidentale. È rimasto praticamente l’unico leader mondiale a non rassegnarsi a quella mentalità guerrafondaia distillata nelle nostre menti anche dai potenti mezzi di comunicazione. A livello politico tutti gli interlocutori sono chiamati a raccolta per sostenere un fronte o l’altro senza che ci sia un’azione internazionale concordata. La diplomazia della Santa Sede, poi, non essendo allineata a nessun polo mondiale ma usando i propri canali, non è facilmente accolta.

Papa Francesco, inoltre, vuole metterci in guardia sul fatto di considerare normale questa conflittualità per la quale conta solo armarsi, armare e produrre ancora più armi, testando quelle più sofisticate, facendo del conflitto un banco di prova e di collaudo per migliorare questo tipo di prodotti. I suoi interventi puntano a tenere aperto nelle nostre menti e nei nostri atteggiamenti il canale della fraternità pacificante e di una non violenza attiva che fa parte delle beatitudini di cui ci parla il Signore.

Difficile, dunque, pronosticare le prospettive realistiche di questa missione. L’impresa resta improba sostanzialmente perché la missione di mediazione vaticana non la vuole né l’Ucraina né la Russia, almeno finora. Mons. Pezzi, arcivescovo di Mosca, ha però affermato che “queste missioni non sono mai impossibili perché partono dalla certezza vissuta della pace in Cristo Risorto”.



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