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Avevamo interrotto il racconto nell’ultimo numero con me che scendevo in folle al traino della Land Rover di p. Crippa, dopo che il motore della mia auto si era bloccato e non aveva più voglia di ripartire.

Arrivati alla missione di Luvungi, mio papà e sr. Giovanna, che avevano passato quelle ore inquiete di attesa a recitar rosari, finalmente potevano avere un po’ di riposo. La mattina dopo, p. Crippa scoprì l'arcano. Uno di noi aveva preso il fuoristrada per andare ad Uvira dove fece il pieno. Il gasolio dell’economato però conteneva acqua. Quando il carburante cominciò a calare, i movimenti bruschi causati dalle strade fecero si che il gasolio incominciasse a “saponare”, ostruendo il piccolo filtro del serbatoio.
Mio padre non me lo disse mai, ma credo che sul momento non apprezzò di essere stato lasciato solo, pur con la saveriana Giovanna, in mezzo all’Africa. D’altro canto, la prospettiva di passare una notte senza acqua e isolati in una strada non mi sembrava una cosa buona. Fortunatamente, in poche ore la situazione si era conclusa felicemente.

Rientrato in Italia, questo episodio fu un suo cavallo di battaglia nel raccontare la sua esperienza africana.
In famiglia avevamo già avuto dei viaggiatori. Lo zio di papà, Giuseppe, primo marito di sua mamma (nonna Savina), emigrò in Argentina, morì durante il viaggio di ritorno e fu sepolto in mare.
A papà, prima di rientrare, avevo preparato un foglio con un prontuario di frasi in francese da far leggere in caso di bisogno. Ma tutto andò per il meglio. A Bukavu, ebbe l'occasione di conoscere le saveriane e anche Bernardetta Boggian, martire in Burundi il 7 settembre 2014, che era stata nostra ospite per la mia prima Messa.

Spero che, mentre con tanta pazienza e bontà state leggendo questa seconda parte di racconto, la situazione della pandemia sia migliorata. Tutti gli italiani, e noi bergamaschi in particolare, abbiamo passato un periodo difficile. Molti però hanno saputo tirar fuori l’umanità cristiana dalle loro radici, profondamente saldate sulla roccia del Signore. Sono riusciti a trarre da questa fonte i nutrimenti giusti perché l'anima non si spaventasse ma, aggrappata al Signore, producesse buoni frutti che sono i gesti giusti per i tempi che viviamo. Alcuni sono noti, altri, i più, sono rimasti nascosti nel segreto di tante vite, perché il bene non ama la ribalta.

Nel frattempo, ho ripreso a celebrare nelle parrocchie di Olera e Monte di Nese, dopo quasi tre mesi di forzata assenza. È stato bello rivedere tutti. Ho provato una grande gioia nell’incontrare persone che in questi tre anni avevo imparato a conoscere e dalle quali avevo ricevuto una bella testimonianza di fede. Davanti all'altare, dove ci sono le reliquie del Beato Tommaso, ho acceso una candela per tutti noi. Buona estate! [FINE]



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