In Mozambico, da pioniere…
Abbiamo cominciato con lo studio della lingua cisena, una lingua banthu, e poi ci siamo messi a servizio dei responsabili delle comunità che, da ben 27 anni, non avevano il presbitero. Fu un’esplosione di comunità: nella parrocchia a noi affidata incontrammo 34 comunità, nel 2005 già ne contavamo 90. Si sono aperte scuole di alfabetizzazione e scuole superiori.
Nel 2000 abbiamo pubblicato la Bibbia in cisena, qualche anno dopo il Messale. Si sono organizzati incontri per i vari ministeri. Appena arrivati la nostra diocesi aveva solo 7 presbiteri diocesani, adesso sono più di 40. Il vescovo mons. Jaime Pedro Gonçalves, in una visita, ebbe a dire che gli sembrava di rivivere i tempi degli Atti degli Apostoli, per la partecipazione e l’entusiasmo incontrati in quella parrocchia. In Mozambico ho trovato una chiesa ministeriale. Le parrocchie (con 50, 100, alcune arrivano ad avere 300 e più comunità), dovettero pensare di organizzarsi con i ministeri. Il terzo Sinodo Diocesano di Beira ha indicato 4 campi attorno ai quali costruire il proprio essere chiesa e, di conseguenza, i ministeri: chiesa che vive; chiesa che evangelizza; chiesa che celebra; chiesa che serve. Nella preparazione alla Cresima si chiede ai candidati di individuare il ministero con il quale il Signore li chiama a servire la comunità. Ogni cristiano con la propria responsabilità.
Ora, sono qui pronto a camminare insieme. Non fatemi mancare il vostro aiuto. Non posso terminare questo mio intervento senza dire qualcosa sul ciclone IDAI che ha colpito Beira, sede della nostra diocesi, una città con 600mila abitanti. Il ciclone ha distrutto il 90% delle case il 14 e 15 di marzo 2019 e si sono registrati più di 600 morti. Per le condizioni igieniche lasciate dal ciclone è scoppiato il colera e la malaria si è sviluppata in maniera esponenziale. Tuttora, sto ricevendo notizie di persone conosciute che ci hanno lasciato. Anche per loro chiedo la vostra preghiera e solidarietà.







