In Congo RD, cinque settimane sante
In tutte le missioni del mondo si fanno abitualmente in Quaresima le stesse pratiche che p. Robledo ci ha descritto per l’Indonesia. Vorrei richiamare una piccola esperienza vissuta in Congo quando, con le missionarie laiche Emma Gremmo e Luisa Flisi, abbiamo dato inizio alla parrocchia di Bunhakiri, diocesi di Bukavu.
Tutta l’area faceva parte di una parrocchia molto lontana ed era visitata periodicamente da un missionario che poteva dedicare solo un tempo relativo alle comunità dell’area, comprendente circa 80mila persone. Anche i riti della Settimana Santa erano celebrati solo nella comunità centrale. E le altre comunità? Dovevano rimanere escluse da quello che è il cuore della vita cristiana? Decidemmo di far vivere un’esperienza forte di cristianesimo, qual è il Triduo della Settimana Santa, ad un numero più grande possibile di persone. Abbiamo organizzato ben cinque celebrazioni del Triduo (Giovedì, Venerdì e Sabato Santo). Scegliemmo cinque comunità centrali, dove convergevano diverse altre comunità. E a metà della Quaresima abbiamo celebrato nella prima comunità l’Eucarestia del Giovedì Santo, la Passione e la morte di Gesù in Croce, la Risurrezione del Signore.
La settimana seguente, che era ancora Quaresima, ripetemmo le stesse celebrazioni in un’altra comunità centrale, così la settimana successiva. Altre due celebrazioni del Triduo sono state fatte nelle settimane liturgiche dopo Pasqua. Ma il tempo è relativo. Per i partecipanti si è trattato di rivivere il Giovedì, il Venerdì e il Sabato Santo. Dicevano: “Abbiamo fatto l’Ultima Cena con Gesù e i Dodici Apostoli, siamo saliti con Gesù sul Calvario e abbiamo preso parte al dono della sua vita al Padre, siamo stati coinvolti nella sua risurrezione…”. Sono state cinque “Settimane Sante” indimenticabili per la gente e per noi.








