In cammino e in ascolto
Ho sempre pensato che questo spazio potesse essere un luogo di incontro, condivisione, racconto. Di che cosa? Soprattutto di esperienze vissute e realizzate dai giovani. Le loro testimonianze, in realtà, spesso sono pubblicate sulle pagine locali del nostro giornale. Eppure, credo sia importante che qualche volta le belle storie missionarie che coinvolgono le nuove generazioni possano essere conosciute da un pubblico più vasto, per innescare il “passa parola”, perché il tam tam è ancora più virale di internet.
Anche per questo, a pagina 6, trovate la proposta saveriana per l’estate. Dai 14 anni in su, ragazzi e giovani possono scegliere di vivere parte delle loro vacanze in modo alternativo. E, come ricordato prima, i migliori strumenti per proporre i nostri appuntamenti siete voi, genitori e nonni, che state leggendo quest’articolo.
C’è un’ampia scelta per ogni gusto e latitudine. Il menù è ricco. Basta solo un po’ di spirito d’iniziativa e, perché no, anche di coraggio e curiosità per scoprire un altro modo di vivere, di interpretare il mondo e affrontare i suoi problemi reali e concreti.
Non si tratta solo di fare qualcosa, ma soprattutto di mettersi in cammino e in ascolto… Vi aspettiamo!
Un’altra bella iniziativa arriva dal Congo RD e più precisamente da p. Giuseppe Dovigo, missionario molto conosciuto. Lascio a lui la parola.
“Papa Francesco, nell’ultima giornata mondiale della gioventù a Cracovia, ha annunciato e affidato ai giovani il nuovo libro DOCAT, che contiene la dottrina sociale della chiesa. Il nome Docat viene dal verbo inglese ‘to do’ (fare), perché il contenuto risponde alla domanda: Che cosa fare? Il libro è stupendo, leggibile, con foto geniali, disegni piacevoli, citazioni di autori prestigiosi, antologie di pagine scelte dai documenti, con excursus per approfondimenti. È per i giovani e… per tutti.
L’avvocato Darius, il catechista Marie-Paul ed io abbiamo programmato un corso per giovani diplomati e studenti universitari, mobilitando come animatori due sorelle saveriane, professori, esperti di economia e tanti altri. Siamo già al quinto incontro su dodici, seguendo i temi approfonditi dal libro. Incoraggiamo il dialogo e la concretezza. Alla fine, chiederemo un piccolo lavoro personale, offriremo il libro e un’attestazione di frequenza.
In un piccolo messaggio, uno dei partecipanti mi scrive: «Siamo talmente entusiasti di questi incontri che ci fanno sperare…».
La situazione del Congo è tragica. La lista delle miserie sociali e dei diritti umani ignorati o calpestati è lunga. La gente sembra rassegnata e vive nella morsa del necessario quotidiano. Le autorità si disinteressano della popolazione (molti di loro hanno studiato in scuole cattoliche). La chiesa non esercita sempre lo spirito profetico, che dovrebbe avere, a difesa dei poveri. «La situazione attuale del mondo non può rimanere così - dice il papa nella premessa del libro - Quando il cristiano si limita solo a gettare un’occhiata distratta ai bisogni dei più poveri tra i poveri, allora non è cristiano».
Il nostro è il piccolo gruppo “seduto sotto un albero”, che riflette. Ed è cosa buona, anche se Francesco sogna “un milione di giovani cristiani, un’intera generazione, che sia per i loro coetanei una dottrina sociale su due gambe; il mondo non sarà cambiato, se non da coloro che con Gesù vanno nelle periferie e in mezzo al fango”.







