In Burundi, con un cuore nuovo
La missione non è in crisi
Cari amici, sono in convalescenza "cordiale" presso i saveriani di Udine. Dove una persona vive e lavora, dovrebbe "lasciarci il cuore". Mi hanno guardato dentro e il cuore l’hanno trovato, ma per sicurezza vi hanno aggiunto tre by pass. E così, terminata la riabilitazione, spero di poter tornare in Burundi, dove sono arrivato per la prima volta 41 anni fa.
Non sono stati sacrifici vani
In questi lunghi anni, la gente, i missionari e i volontari in Burundi hanno sofferto molto. Troppi hanno perso la vita (ricordiamo p. Aldo Marchiol, p. Ottorino Maule e la laica Catina Guber, tragicamente uccisi a Buyengero il 30 settembre del ‘95). E anche recentemente presso il Centro giovani di Kamenge dove lavora p. Claudio Marano hanno ucciso una coppia di fidati collaboratori. Ma tutto questo non è stato vano. Il Centro giovani è pentato un luogo di incontro dove studiano, lavorano e giocano circa 24mila giovani. Sulla collina a nord est è stata aperta una nuova missione, Bugwana, dove, con i saveriani italiani, lavorano anche tre missionari messicani. Nella parrocchia di Kamenge, la chiesa costruita da p. Beppi De Cillia è stracolma ogni domenica.
Padre Luigino Vitella che fa da tramite tra la parrocchia e il centro di Kamenge mi ha detto che al Grest di quest’anno si sono iscritti 2.000 ragazzi, con un centinaio di animatori volontari. I ragazzi, pisi in gruppi, cantano, pregano e imparano il catechismo anche con l’aiuto di film biblici. Inoltre, fanno piccoli lavori in legno e vanno a trovare gli anziani a cui portano un po’ di cibo e di legna per cucinare.
In Burundi la missione non è in crisi. È una bandiera che sventola sul cuore dei giovani, è un ideale di gioia, di vita, di fraternità, tutta da scoprire.








