Il vangelo non ci fa dormire
La Festa dei Popoli, organizzata dai saveriani di Zelarino alla fine del 2017, ha dato un contributo importante alla nuova missione saveriana in Ciad. I partecipanti sono stati sensibili e generosi. È bella questa apertura verso realtà sconosciute nelle quali ci sono i cristiani e i missionari (uomini e donne) che tentano di vivere la vita cristiana in maniera vivace, attiva, comunitaria, tra non poche difficoltà.
Padre Marco Bertoni ed io siamo lì da ormai tre anni, aiutati da due giovani saveriani congolesi che si sono succeduti: Aimé e Antoine. Un tocco di giovinezza e di entusiasmo aggiunto alla lunga esperienza ciadiana dei due “anziani”. Questi tre anni sono serviti a conoscere meglio le persone, la chiesa locale di Ndjamena, la situazione socio-politica. Dopo aver valutato le diverse proposte del vescovo e cominciato lo studio dell’arabo ciadiano (dialetto locale che permette di capirsi tra le diverse tribù), ci siamo messi al lavoro. Ci è stata affidata una zona molto vasta: due nuclei di popolazione importanti, quasi delle parrocchie, ma senza strutture, e poi nuovi quartieri alla periferia della città e villaggi rurali lungo i due fiumi che delimitano il nostro settore. Abbiamo dovuto trovare luoghi d’incontro in cui i battezzati, i catecumeni e i simpatizzanti possano pregare e svolgere le attività di ogni buona comunità cristiana e missionaria nel suo ambiente. Tutto questo settore potrà diventare presto un gruppo di almeno sei parrocchie. La popolazione è in media molto giovane.
La situazione sociale ci obbliga, naturalmente, a essere attenti ai bisogni immensi della popolazione, spesso abbandonata da tutti. Strade, sanità, educazione, agricoltura, urbanizzazione, tutto è trascurato. La gente vive come può. Sui fiumi si vive di pesca, agricoltura e allevamento. Nella zona periurbana si vive di espedienti, di un po’ di commercio e dei salari dei piccoli funzionari. Allora, cerchiamo di sostenere le iniziative della gente. Qualcosa si sta muovendo; non facciamo niente senza la partecipazione locale. Cerchiamo di creare una cultura della cooperazione e anche della gratuità. È il vangelo.
Stiamo anche mettendo in piedi una casa per noi e per i saveriani che verranno dopo di noi. La gente del quartiere è contenta di avere i missionari tra loro. Per ora, abitiamo una casa messa a nostra disposizione dalla diocesi che però ci obbliga a troppi spostamenti. Il terreno che abbiamo acquisito ci permetterebbe di fare anche una struttura di formazione per i giovani, che sono tanti e senza nessuna proposta educativa. L’università è poco lontano da noi. Sarebbe interessante pensare a un progettino che del resto abbiamo già elaborato. Aspettiamo solo la Provvidenza. Il Vangelo non ci lascia dormire in pace!







