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Il traguardo degli ottant’anni: P. Michele D’Erchie

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Ottant'anni sono un bel traguardo, specialmente se vissuti in maniera intensa e movimentata come quelli di un missionario. Padre Michele nasce nel 1930, emette la sua professione religiosa tra i saveriani nel 1947 e riceve l'ordinazione sacerdotale nel giugno del 1955.

Africa, cattedra e stetoscopio

Dopo un primo periodo che lo ha visto impegnato nel lavoro di formazione dei giovani aspiranti missionari ad Alzano Lombardo, nel Bergamasco, p. Michele ha trascorso la maggior parte della sua vita missionaria in Africa: prima nella regione dei Grandi Laghi, tra il Burundi e il Congo, e in seguito in Camerun, ricoprendo spesso incarichi di responsabilità e di direzione.

Rientrato in Italia agli inizi degli anni '90, gli viene affidata l'organizzazione e la realizzazione dei corsi di formazione permanente, che ogni saveriano è invitato a curare per assicurare un servizio alla missione al passo con i tempi. Preciso e puntuale, p. Michele è esperto in morale e anche in materia infermieristica, un servizio che ha esercitato spesso anche in missione. Ancora oggi, anche se l'udito gli gioca qualche scherzo, è impegnato nell'animazione missionaria e nella predicazione.

La Messa... a sorpresa

Dopo la calda estate tarantina, nel mese di novembre p. Michele si è preso un periodo di meritato riposo da trascorrere nella casa paterna a Montemesola, suo paese di origine. Forse pensava che il giorno 11 sarebbe passato inosservato. Così, la sera si è recato in chiesa per la celebrazione quotidiana dell'Eucaristia.

Avrebbe dovuto essere una Messa "feriale". Invece si è trasformata in una festa che ha coinvolto tutto il paese in una chiesa dove non c'era un posto libero, non solo con i fedeli del luogo, ma con i parenti e i nipoti giunti anche dal Piemonte per l'occasione. Una Messa "feriale", ma che non ha mancato di toccare ed emozionare il cuore di p. Michele. Chi gli era vicino ha intravisto anche qualche lacrima di gioia, trattenuta a fatica.

Le fotografie di una vita

Insieme al saluto del parroco, è stata significativa la testimonianza del sindaco del paese che, tornando con la memoria ai giorni della sua infanzia senza dubbio vivace, ricordava come la nonna, per cercare di calmarlo un po', avesse pensato bene di fargli conoscere "il missionario" che ogni tanto rientrava dall'Africa: si trattava appunto di "padre Michele".

Come ogni festa che si rispetti, dopo l'Eucaristia ci siamo ritrovati insieme in casa per condividere in fraternità qualche specialità della cucina locale; tutto condito con i racconti e le avventure dei missionari in Africa. Tra i diversi regali, uno ha attirato l'attenzione in modo particolare: una notevole raccolta di foto che, partendo dagli antenati della famiglia, ripercorreva le tappe più significative della vita di p. Michele fino ai nostri giorni.

Grazie p. Michele, per il tuo amore a Cristo, alla missione e alla chiesa. Grazie per la tua dedizione e la tua testimonianza. Grazie perché, anche se lo meriti, da buon missionario non sei ancora andato in pensione! Il Signore ti benedica.



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