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Il tempo uscì, e incontrò l'eternità

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Abbiamo tutti sete di Dio

Era la domenica delle Palme del 1984; i giovani chiudevano l’Anno Santo Straordinario della Redenzione. Tra loro c’era Annalisa, aveva 30 anni. Oggi, sr.Annalisa della Madre di Dio è sepolta nel monastero delle Carmelitane che dall’alto delle colline domina il porto di Genova. Laureata in matematica, sorride da dietro la grata, e racconta di quel giorno quando parlò davanti al Papa, che alla fine l’abbracciò e, rivolto ai 400 mila giovani che gremivano piazza s.Pietro, disse: "Annunciate a tutti che solo in Cristo morto e risorto c’è salvezza e redenzione".

carmelitane "Io ero già desiderosa di andare ad annunciare la mia fede – continua sr.Annalisa. – Maturò in me la consapevolezza che non mi bastava porgere il messaggio a quelli che incontravo. Volevo l’intimità con Cristo, per aiutare ad amarlo anche da parte di tutti quelli che non conoscevo e non avrei conosciuto mai. Qui nel carmelo preghiamo per questo. Quella domenica a Roma fu per me la scoperta di una più grande universalità della Chiesa, come un allargamento del cuore".

Lo scorso agosto, guardando sullo schermo della TV quei due milioni di giovani radunati a Tor Vergata per celebrare il loro Giubileo, una domanda mi saliva spontaneamente: "Ma, in fondo, cosa cercano questi giovani pellegrini?". Lo chiedo ad Annalisa.

"Cercavano Dio – ci suggerisce sr.Annalisa. – Perché Dio li sta cercando. I ragazzi cercano la verità; è tipico della giovinezza lo slancio, la domanda di senso e di felicità. Chi spalanca le porte a Cristo trova una forza nuova per superare le proprie debolezze. Cristo ci ama con tutte le nostre miserie e ci offre la grazia di amare. La vita quotidiana può anche restare apparentemente uguale, ma dentro c’è una linfa, un senso di nuovo. Ad una ragazza pellegrina augurerei di incontrare colui che ti trasforma la vita, colui che non ti abbandona".

"Annalisa, non ti è spiaciuto essere qui, chiusa nel carmelo, impedita di andare a Roma?". Con un sorriso che è difficile descrivere Annalisa risponde: "Io a Roma ci sono più che mai. Più sto nascosta qui, e più sono presente lì".

A Roma, durante le giornate del Giubileo dei Giovani, il cardinale di Milano Carlo Maria Martini, parlando a migliaia di ragazzi, durante una pausa di riflessione, ha detto: "Accogliete con gioia l’invito che vi ha rivolto il Papa: non abbiate paura di essere i santi del nuovo Millennio. Essere santi, oggi, non significa compiere qualcosa di eroico, ma di lasciarsi amare dal Signore. Vi auguro di esperimentare che essere con Gesù è bello. Possiamo vedere tanti esempi attorno a noi, in questo secolo secolarizzato e pagano, ma ricco più che mai di santi e di martiri".

Il cardinale ha suggerito ai giovani quattro gradini per la santità, sulla falsariga dell’immagine biblica del Signore che sta alla porta e bussa.

  1. Primo: l’ascolto della sua voce che chiama, attraverso la lettura quotidiana del Vangelo (qualche minuto).
  2. Secondo: aprire la porta, che significa compiere gesti, anche piccoli, di fedeltà al Vangelo.
  3. Terzo: a chi apre la porta il Signore promette di entrare e di fermarsi con lui, di "cenare insieme".
  4. E infine: la vittoria, quella vera, quella dell’Eucarestia, definitiva, sulla morte.

In clausura con il cuore spalancato al mondo

Siamo a novembre, il mese nel quale il ricordo dei nostri cari defunti si fa più struggente. Ci rechiamo al cimitero e compiamo gesti gentili: portiamo dei fiori, accendiamo un lumino, recitiamo una preghiera, parliamo con i nostri morti. Segni di tenerezza e d’un rimpianto che resiste al tempo. Li sentiamo ancora parte di noi stessi, della nostra vita. Essi hanno gettato nel nostro cuore e nella nostra anima sensi che poi sono germogliati nella vita di ogni giorno.

A Redipuglia c’è un cimitero dove sono custoditi più di centomila caduti. Sessantamila sono sconosciuti; una parola risuona nell’infinito silenzio: "Presente!".

Il nostro tempo sembra aver rimosso il tema della morte, che nella vita frenetica di ogni giorno è diventato un tabù.

Mentre il cristiano è invitato a guardare alla morte come ad un momento di vita, il trapasso alla vita vera. Le claustrali, sepolte nel silenzio dei monasteri sparsi in tutto il mondo, sono testimoni viventi di questa realtà: in clausura, con il cuore spalancato al mondo; comunità chiamate a restare davanti al Signore come sentinelle vigili, pronte ad annunciare a tutti i fratelli crocifissi della storia la realtà della resurrezione e della pace.

Anche Alessandra ha marciato verso Tor Vergata: novizia benedettina, laureata in filosofia, 29 anni. Tra qualche mese pronuncerà i tre voti di castità, povertà ed obbedienza. Le taglieranno i capelli, rinuncerà a molte cose (amici, studi, oggetti); abbraccerà la clausura e conoscerà solo la vita contemplativa, come la chiama con trasporto.

"Ho vissuto direttamente – racconta – le ultime quattro edizioni della Giornata della Gioventù: sono stata a Czestochowa, a Denver, a Manila, Parigi. Ed ora sono qui. In molti hanno criticato la mia scelta di entrare in una comunità di clausura; mi dicono che ha poca concretezza. Qui viviamo in povertà; la nostra è la vita di una comunità cristiana che si fonda sulle piccole cose. Lavoriamo, facciamo le artigiane, restauriamo, rileghiamo libri. E nello stesso tempo partecipiamo al mondo che è attorno a noi con la penitenza e la preghiera. Siamo convinte di partecipare pienamente alla vita di chi sta fuori le mura".

Durante la scorsa estate si è assistito ad un fenomeno sorprendente: il notevole incremento di richieste da parte di laici di partecipare per qualche settimana all’esperienza di vita in monasteri e conventi; tanto che alcune comunità non sono state in grado di accogliere tutte le richieste. Persone desiderose di ritrovare Dio in un clima di riflessione e di preghiera, nell’approfondimento dei temi legati alla fede, o anche solo nel silenzio e nella semplicità d’uno stile di vita sobrio, austero.

All’Angelus del 23 luglio il Papa affermava: "Nella società attuale, spesso frenetica e competitiva, è necessario che ognuno possa usufruire di adeguati periodi di riposo, in cui recuperare le energie e al tempo stesso ritrovare il giusto equilibrio interiore, grazie alla possibilità di dedicarsi maggiormente alla preghiera, alla contemplazione e all’ascolto di Dio".

Cresce tra noi la sete di pace e di silenzio. Quasi una preparazione alla vita di domani, quella vera, che trascorrerà tra le braccia di Dio.

Questo è quello che crede il cristiano autentico. Scrive Dickinson: "Il tempo uscì, e incontrò l’eternità".

Da pochi mesi abbiamo vissuto la gioiosa giornata della beatificazione di Papa Roncalli, Giovanni XXIII. Egli parlava volentieri della morte.

Diceva: "Stiamo su questa terra un po’ di tempo: chi 50, chi 60, chi 80 anni. Poi si va, ed è consolante sapere dove".



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