Il servizio del Novi/Clan Antares
Il Novi-Clan Antares è pronto per l’uscita dedicata al servizio a Venezia. Tempo prima, si era discusso riguardo il luogo di questa uscita. Le alternative erano due: andare a visitare l’OPSA a Padova (una grande struttura che accoglie persone con disabilità) oppure andare a dare una mano da qualche parte a Venezia dopo i periodi dell’acqua alta.
È stato scelto quindi di prestare servizio presso il convento dei frati cappuccini alla Chiesa del Redentore. L’acqua alta ha abbattuto il muretto esterno che si affaccia sulla laguna e ha danneggiato la maggior parte degli alberi del loro giardino, oltre ad aver portato spazzatura varia all’interno del convento. Dopo esserci incontrati in stazione a Maerne, siamo partiti per Venezia. Arrivati a Santa Lucia, ci siamo incamminati in direzione delle Zattere. Entrati nello splendido convento, abbiamo fatto conoscenza di Fra Paolo, che ci ha indicato i vari lavori da svolgere: raccogliere i tronchi degli alberi tagliati, portarli alla legnaia, spaccarli e riporli nella catasta; raccogliere anche un po’ di spazzatura.
La sera stessa ci siamo messi all’opera, continuando poi la mattina seguente. Abbiamo ripulito il giardino e riempito buona parte della legnaia. La domenica siamo stati a Messa nell’antica Chiesa di sant’Eufemia. Una signora ci ha raccontato la storia della chiesa e della stessa Giudecca. Al ritorno, siamo passati per la Basilica della Salute, perché pochi giorni prima era stata proprio la Festa della Salute.
Abbiamo raggiunto l’obiettivo prefissato, ovvero dare una mano a persone in difficoltà nel nostro territorio. In sé è stata una “piccola azione”, che però ha contribuito ad alleviare il disagio causato dai danni della marea.
Baden Powell diceva: “Il servizio non è solo per il tempo libero. Il servizio dev'essere un atteggiamento della vita che trova modi per esprimersi concretamente in ogni momento. Non riceviamo una paga o una ricompensa per un servizio reso, ma proprio questo fa di noi, che lo rendiamo, uomini liberi. Non lavoriamo per un datore di lavoro, ma per Dio e per la nostra coscienza”.







