Il Saverio nelle isole Molucche ...Dalle sue lettere
Conosciamo san Francesco Saverio come missionario in India e in Giappone. Sappiamo del suo vivo desiderio di recarsi in Cina. Forse sappiamo meno della sua missione nelle isole Molucche, l'attuale Indonesia, dove egli ha svolto l'apostolato missionario dal febbraio del 1546 al luglio del 1547.
Propongo perciò ai nostri amici un breve racconto della presenza del Saverio alle Molucche, come appare dalle sue lettere.
Dall'India all'Indonesia
San Francesco era partito da Lisbona per le Indie nel 1542. Quattro anni dopo, egli si trova nella fortezza di Cochin. I missionari, infatti, di solito sostavano nelle fortezze portoghesi, si prendevano cura dei militari e delle loro famiglie e si dedicavano alla conversione dei pagani dei villaggi vicini . Saverio viene a sapere che “a Makassar due re si erano fatti cristiani insieme a molta altra gente e, data la grande disposizione che vi era in quei luoghi per un aumento della nostra fede, in base alle informazioni che mi hanno dato, io sono partito dal Capo di Camorin alla volta di Makassar” .
Il capitano della fortezza gli consiglia di partire per Makassar dopo l'arrivo di un galeone ben fornito di aiuti. Dopo un'attesa inutile di tre mesi, Saverio scrive: “ho deciso di partire per un'altra fortezza del re, chiamata Maluco, che è la più lontana di tutte”. Viaggiando su navi portoghesi come ambasciatore del re del Portogallo, giunge ad Ambon il 14 febbraio 1546. Scrive: “Ho subito visitato i sette villaggi cristiani, battezzando molti bambini”.
Il credo della fede cristiana
Durante tutta la quaresima del 1546, Saverio si adopera a mettere pace tra i gruppi di mercanti e soldati portoghesi e spagnoli, nemici tra loro. Ma il suo obiettivo è l'isola di Ternate, dove lo attende un lavoro molto duro. Ma proprio in quelle terre difficili e selvagge, il Saverio prova “consolazioni spirituali tanto grandi e intense da perdere quasi la vista per le troppe lacrime di consolazione” . Il missionario rimane tre mesi a Ternate; poi si rimette in viaggio per raggiungere l'isola del Moro, la più settentrionale delle Molucche. Infatti, gli avevano detto che lì “vi sono molti cristiani privi di ogni insegnamento”.
Tornato a Ternate nel gennaio del 1547, Saverio scrive in portoghese un libricino per spiegare il “credo”. Lui stesso lo usa insegnando la dottrina cristiana agli indigeni, spesso con l'aiuto di interpreti. Saverio lascia Ternate, affidando a un sacerdote il compito di continuare l'insegnamento, al suo posto. Quando i gesuiti hanno aperto la loro prima tipografia a Goa, hanno deciso di stampare, fra le prime opere, il testo del Saverio. Il libro è uscito nel 1557.
Senza grano e vino d'uva
Da Ternate, il Saverio ritorna ad Ambon. Scrive: “Quando sono partito da Ternate, per evitare durante il commiato le lacrime e i lamenti dei devoti e degli amici, mi sono imbarcato quasi a mezzanotte. Ciò non è bastato per poterli evitare, perché non mi era possibile celarmi a loro”. Spinto dall'amore di Cristo e dalla sete di salvare anime, il Saverio resta ad Ambon quattro mesi e conclude la sua missione in quelle isole.
Dell'ambiente in cui si è venuto a trovare, egli scrive: “Queste isole sono molto pericolose a causa delle guerre che si fanno fra di loro. È gente barbara, mancano di opere scritte, non sanno né leggere né scrivere. È gente che avvelena quelli ai quali si vuol male. È una terra assai accidentata: sono tutte montagne e assai difficili da percorrere. Mancano di cibi più comuni. Non sanno cosa sia grano e vino di uva. Non vi è né carne né bestiame all'infuori di alcuni porci. Vi sono molti cinghiali. Parecchi villaggi mancano di acqua buona da bere. Vi è abbastanza riso e alberi che si chiamano “ cagueiros ”, e altri alberi della cui corteccia fanno abiti con i quali si vestono”.
Quando i primi saveriani sono approdati nelle isole Mentawai, oltre 50 anni fa, hanno trovato un ambiente simile a quello descritto dal Saverio.








