Il ritratto di una chiesa dai tanti volti
Essere Chiesa in un continente dai mille volti.
Capaci di testimoniare la novità del Vangelo tra i grattacieli di Sidney come nelle capanne delle isole del Pacifico. E' la grande sfida dei cattolici dell'Oceania, otto milioni di persone sparse su un'area immensa tra terra e mare.
Giuridicamente la Chiesa dell'Oceania suddivisa in quattro diverse Conferenze episcopali. C'è quella dell'Australia, l'isola più grande del mondo. Qui i cattolici sono circa 5 milioni su un totale di 18 milioni di abitanti. E' una comunità che deve fare i conti con una società ampiamente secolarizzata, alle prese con nuovi fenomeni che stanno appannando l'immagine di benessere cui il Paese era tradizionalmente associato: la disoccupazione in forte aumento, il 13 per cento della popolazione vive sotto la soglia della povertà, ogni anno crescono i suicidi. Inoltre l'episcopato, nel cammino di preparazione al Giubileo, ha invitato a gesti concreti per la riconciliazione con gli aborigeni: in particolare la commissione "Giustizia e pace" da tempo impegnata nel difendere il diritto dei nativi a non vedersi privati delle proprie terre.
Il desiderio di un nuovo incontro con i Maori una priorità anche per la Chiesa della Nuova Zelanda. Qui i cattolici sono poco meno del 15 per cento della popolazione. Si tratta di una comunità costituita soprattutto da immigrati: discendenti degli europei, ma anche asiatici e isolani del Pacifico, che continuano ad arrivare ancora oggi. Tradizionalmente i Maori hanno sempre guardato con sospetto il cristianesimo, identificato come la religione dei colonizzatori.
La prima ordinazione sacerdotale di un maori risale al 1944, più di un secolo dopo l'arrivo dei missionari. L'impegno verso di loro, accompagnato oggi anche da un tentativo di inculturazione della fede, una sfida quanto mai impellente anche da un punto di vista sociale. Della Chiesa della Nuova Zelanda va ricordata anche la grande vivacità missionaria: nel '97 la comunità, formata da circa 500 mila fedeli, ha donato ben 321 tra laici, religiosi e sacerdoti in missione tra Asia, America Latina e isole del Pacifico.
La terza Conferenza episcopale dell'Oceania quella che riunisce Papua Nuova Guinea e le Isole Salomone. Si tratta di una Chiesa dove il dono delle lingue una necessità: sono infatti 700 gli idiomi parlati nell'arcipelago. Le popolazioni sono per la quasi totalità cristiane, ma resta il bisogno di una evangelizzazione profonda di usi e tradizioni ancestrali.
La sfida per l'inculturazione si accompagna anche qui alla difesa delle popolazioni locali, che vedono le ricchezze naturali di questa terra finire nelle mani delle multinazionali senza contropartite in termini di scuole, ospedali, strade.
Chiude il quadro la Conferenza episcopale del Pacifico, che riunisce circa un milione di cattolici presenti su isole distanti tra loro fino a 10 mila chilometri.
E' una Chiesa che vive in barca: ci sono in media 4 preti ogni 10 mila fedeli; nelle isole più sperdute il sacerdote riesce ad essere presente solo poche volte all'anno. I protagonisti della vita della Chiesa sono quindi i catechisti: in genere molto ben preparati, sono loro a guidare la vita delle comunità.
In queste terre il problema la povertà, che spinge ancora molti ad emigrare verso Australia e Nuova Zelanda.
Altro dramma lo sfruttamento selvaggio delle risorse da parte delle compagnie minerarie, ma anche dei governi che hanno utilizzato gli atolli del Pacifico per gli esperimenti nucleari (basti pensare alla Francia con Mururoa) e ora se ne servono per smaltire le scorie.
Per la salvaguardia ecologica e culturale delle isole si è espresso più volte il Consiglio ecumenico delle Chiese del Pacifico, cui la Conferenza episcopale aderisce.








