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Franca e Patrik ci raccontano come è iniziata la loro missione in Bangladesh.

Abbiamo conosciuto le 22 ragazze che vivono con p. Luigi Paggi. Non è facile ricordare tutti i nomi e associare a ogni nome un volto. Facendo la traduzione, scoppiano a ridere anche se non sanno cosa significa. Ridiamo anche noi, per dimenticare il fastidio dato dal caldo umido e dall'acqua salata... Inizia così la nostra avventura tra i Munda.

Il 27 aprile siamo arrivati a Dhaka. Da lì, il 1° maggio, siamo partiti per Khulna con p. Riccardo, p. Benjamin, p. Attilio e suor Annamaria del Pime. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare tutti i saveriani che lavorano in Bangladesh. Dal 3 maggio fino al 17 suor Roberta ci ha donato tempo e conoscenze per prepararci alla nuova avventura di Shyamnagar. Abbiamo visto casi molto interessanti, gente che soffre di tubercolosi, lebbra... Interrogando i pazienti per capire quali fossero i loro problemi, spesso non riuscivamo a ottenere una risposta utile per indirizzarli alle cure più adeguate.

Il 18 maggio è il giorno della nostra vera missione. P. Giacomo e p. Livio ci hanno accompagnato con grande gioia a Shyamnagar. Quasi metà del pulmino era carica di acqua da bere. A Shyamnagar l'acqua è salata e, in attesa della pioggia, quella da bere scarseggia. All'arrivo, ci accolgono con grande gioia p. Luigi e le “selvaggette”. Iniziamo a conoscere l'ambiente e le ragazze. Fuori dalla missione, lungo le strade ci sono casette di fango. Girovagando verso sera, quando il caldo si fa meno intenso, la gente ci ferma. Arriviamo a un gruppo di case, dove i bambini vedono Franca da lontano, gridano “bideshi” (straniero). La gente si affaccia, ci saluta e ci invita a sederci. Dopo pochi giorni, ci chiedono consulenze mediche e tutti si rivolgono a Patrick come SagarDa (il suo nome bengalese più Da, abbreviativo di Dada che è il fratello maggiore)… È così che lo chiamano le ragazze.

Il primo giorno ci presentiamo puntuali al dispensario, ma ad attenderci ci sono solo mucche e capre, l’ingresso è chiuso con il lucchetto. I referenti ci dicono che non sono riusciti a organizzarsi e a fare pubblicità… Ci resta il tempo per studiare il bengalese, perché il nostro primo passo in missione è stare con la gente.



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