Il Natale in Bangladesh
In Bangladesh, il Natale è la festa più amata e attesa da tutti i cristiani delle diverse Chiese presenti nella nazione. È una vacanza civile, tutti gli uffici del governo, delle varie organizzazioni non governative, le scuole e le università rimangono chiusi. La vita commerciale continua come in qualsiasi altro giorno. La popolazione islamica è maggioritaria, non festeggia il Natale e quindi gestisce la propria vita e attività in quel giorno come in qualsiasi altro.
Per noi cristiani è giorno di festa, di gruppo e familiare. È la festa della luce, quindi c’è la stella di Natale sul terrazzo, le strade che portano alla chiesa e alle case dei cristiani sono illuminate. Tutto è luce; infatti chi deve venire è “Gesù: luce del mondo” (Gv 8,12). Quindici giorni prima di Natale, si innalza in cima alla propria casa una stella luminosa che si slancia verso il cielo, si accende all’imbrunire e si tiene accesa fino al mattino seguente. È la stella che ha accompagnato i sapienti dell’Oriente verso la stalla di Betlemme. È un segno di distinzione di una casa dove abita una famiglia cristiana. Tutti ci tengono a questa tradizione.
Ragazzi e bambini partecipano alla novena del pomeriggio e poi la sera con gli adulti partecipano ai gruppi di “Kirton”. Tra i componenti del gruppo c’è chi suona l’harmonium indiano portatile (con la mano destra mentre l’altra dà fiato allo strumento), chi il dhol, strumento a percussione. Tutti insieme vanno nelle case dei cristiani, annunciando la nascita di Gesù. Arrivati davanti ad una casa, danzano in cerchio intonando tipici canti natalizi bengalesi. Alla fine, il capofamiglia dà una offerta e il gruppo passa ad un'altra famiglia. In strada fra una casa e l’altra camminano suonando canti natalizi. È l’annuncio della nascita di Gesù e dell’imminente festa del Natale che riunisce in una sola famiglia tutti i cristiani. Una parte delle offerte raccolte alla fine della novena viene usata per aiutare i poveri della zona e un’altra parte è usata per l’organizzazione del pranzo di Natale che si fa tutti assieme.
Uno o due giorni prima di Natale, le mamme e le ragazze della famiglia puliscono e rimettono a nuovo l’esterno della propria casa e la ornano con disegni di ricamo fatti con la calce bianca. Le bengalesi sono capaci di fare bellissimi disegni molto apprezzati. Preparano poi tipici dolci natalizi che vengono offerti anche agli ospiti che arrivano per fare gli auguri. Sin dalla fine di novembre, gli uomini cattolici della zona si riuniscono in assemblea a cui partecipa un componente di ogni famiglia per discutere dell’organizzazione esterna del Natale a livello di comunità cattolica. Si discute di come adornare la chiesa, della quota economica che ogni famiglia darà per le luci e i portali ad arco decorato da mettere nelle varie strade per comunicare a tutti la festa del Natale e un messaggio di augurio; della torta da comprare quando il giorno di Natale verrà il sindaco a portare gli auguri alla comunità cristiana da parte sua e del villaggio; l’onorario da dare agli agenti di polizia che verranno a trascorrere la notte di Natale e il giorno dopo per assicurare la sicurezza. Sono scelti nell’assemblea quanti raccoglieranno le quote fra le famiglie da dare al cassiere. Si distribuiscono gli incarichi da svolgere così che tutti partecipino e i lavori più lunghi si fanno assieme. Ai giovani volontari è affidato il compito di fare il presepe davanti alla chiesa con le statue che si hanno.
Si discute e decide quanti soldi saranno necessari e quale menù fare per il pranzo di Natale da consumare insieme, a quale gruppo affidare l’incarico di cucinare, quanto è la quota a testa da pagare, da che età si deve pagare e quale è la somma da pagare. Dettagli perché tutti sanno cosa e come devono fare, perché non accada nessun malinteso e inconveniente di nessun genere. C’è il gruppo che fa il pranzo il giorno di Natale a mezzogiorno e chi lo fa il giorno dopo. Esprime l’unità del gruppo ed è chiamato “Prem Bhoj” cioè “pranzo che esprime amore e amicizia”. Tutti sono contenti e felici e ci tengono a partecipare. Infatti, per l’occasione persone o famiglie si riconciliano se c’è qualche screzio o malinteso.
Negli anni passati, il pranzo era anche la spinta a sistemare i matrimoni fatti fuori la norma canonica. Chi non era a posto con la Chiesa non poteva partecipare al pranzo comunitario. Se il problema non era risolvibile dopo cinque anni veniva dato “il perdono del gruppo”; anche se giuridicamente non era stato possibile risolverlo la famiglia partecipava ugualmente al pranzo di Natale. Le famiglie comprano vestiti nuovi per tutti i componenti della famiglia da sfoggiare il giorno della festa.
La società bengalese è formata da due grandi gruppi religiosi: islamici e indhu, poi da cristiani, buddhisti, adoratori della religione naturale che sono gruppi minoritari. I giovani, ma non solo, hanno amici di scuola, università e vicinato di diverso gruppo religioso. Come fare a festeggiare insieme? Moltissimi decidono di fare un pranzo in casa il giorno di S. Stefano, invitando a pranzo non solo gli amici islamici, ma anche quelli di altre religioni. Insieme mangiano, chiacchierano e giocano per due ore più o meno. Questo modo di fare è motivato dalla purità rituale che gli islamici e indhu hanno. Quindi diventa prassi per tutti i gruppi religiosi con la volontà di preservare l’unità della propria famiglia. Tutti i gruppi religiosi adottano questo metodo.
Anche in periodi normali non è accettabile che persone di altri gruppi possano andare in casa, se non per motivi di lavoro e con presente un uomo. Le donne musulmane, per esempio, non partecipano alla visita dell’ospite in casa, ma stanno in cucina. Oggi, per evitare questo inconveniente chi può va al ristorante e lì non c’è alcun problema. Nei nostri Prem Bhoj non ci sono persone di altre religioni, siamo solo noi cristiani.
Il tanto atteso Natale porta gioia, amicizia e chiacchiere fra amici e conoscenti che spesso per lavoro sono fuori sede. Ci si ritrova tutti insieme. Per tutti e in tutti c’è tanta pace e felicità.







