Il mercenario e il missionario, Libro sui conflitti in Congo anni ‘60
Giorgio Rapanelli ha terminato il libro sul maceratese Tullio Moneta. Sarà pubblicato in autunno e il ricavato verrà devoluto in beneficenza. Tutto ciò che ha scritto è stato raccontato all'autore dallo stesso Moneta ed è stata la prima volta a circa cinquanta anni dagli eventi da lui vissuti.
Spiega l'autore: "Sul Tullio Moneta mercenario, maggiore del quinto commando formato da volontari anglosassoni in Congo, pagati dall'Onu, molto si è scritto in modo inesatto e ingiusto. Così, ho voluto fare luce, dopo 50 anni, sulle motivazioni ideologiche dei cosiddetti mercenari che operarono in Congo dal 1964 al 1967 contro i simba, foraggiati con armi modernissime dalla Cina maoista e dai Paesi dell'Est, definiti partigiani e patrioti da alcuni organi di informazione, ma considerati crudeli assassini dai bianchi e dai congolesi".
Il furto nella missione
Nel libro si parla anche del saveriano cremonese p. Palmiro Cima che un giorno accolse Tullio, ferito gravemente in un conflitto a fuoco. Per Rapanelli, missionari e quinto commando erano gli unici "dati stabili" di ordine morale e sociale su cui potevano contare quelle popolazioni in balìa degli umori pseudo rivoluzionari dei simba. "Un giorno, dalla chiesa di p. Cima furono rubati calici, pissidi, ostensorio, candelabri, statue... Appena saputo, il tenente Moneta convocò di fronte a p. Cima il capo del villaggio e l'interprete congolese. Quest'ultimo trasmise al capo del villaggio la sensazione che con l'ordine costituito dei mercenari non c'era da scherzare... Tullio fu così convincente che il giorno dopo tutto il maltolto fu fatto ritrovare a p. Cima.
La missione cattolica era a circa 200 metri dal campo base del quinto commando. Padre Cima andava spesso dai mercenari, metà dei quali era credente, tra cattolici e anglicani. Parlava volentieri con Tullio, poiché ambedue erano aperti alle discussioni. Tullio leggeva molti libri, anche durante il conflitto in Congo...
Guai a dirne male!
C'era, però, una cosa che aveva dato sempre fastidio a Tullio: vedere che Adamo ed Eva venivano dipinti con l'ombelico! Chiedeva a p. Cima perché, se Dio li ha creati non secondo la via naturale, avevano l'ombelico come qualsiasi individuo? Perché i papi non avevano corretto i pittori?
Malgrado Tullio non sia un frequentatore di funzioni religiose, guai ancora oggi a dire male dei missionari. In Africa aveva conosciuto p. Silvestro Volta e lo stesso p. Cima che, vedendolo ferito gravemente voleva dargli l'estrema unzione, ma che lui, strafatto di morfina, non volle.
Aveva visto come i missionari e le suore lavoravano per il bene dei congolesi e perciò ne aveva stima. Li considerava coraggiosi come lo erano i suoi soldati. Quindi, guai a dirne male!".








