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Diceva Saul a sua mamma: “Ma non senti che puzza? Non lo vedi quel tale, tutto sporco, pieno di piaghe e con una faccia tutta rovinata?”. Lei si avvicina e comincia a fargli capire che nel mondo non tutti nascono in buona salute come lui. Anzi, nel caso del lebbroso, rischiano di essere cacciati via dal paese, vivere in luoghi lontani, mangiare ciò che le persone buone gli portano. E continuava: “Saul non devi dire queste cose, ma prega il Signore onnipotente che lo faccia guarire presto. Quel tale fa parte della nostra famiglia, è uno zio che è stato sfortunato. Ogni tanto gli porto qualcosa da mangiare e un vestito pulito… Questa sera, quando faremo la preghiera, ricordiamoci di lui”. Il lebbroso aveva sentito quello che la mamma aveva detto al bambino. Fa un timido saluto e allora Saul gli fa cenno con la mano sul cuore che lui gli era vicino. Il tempo passava e Saul piano piano cresceva. Un giorno, ormai era diventata un’abitudine, erano andati a portare qualcosa al lebbroso. Sentono arrivare alcune persone. Tutti parlano, cantano. In mezzo a loro vede un giovane bellissimo. “Chi è?”, chiede alla mamma. “È Gesù, quello che guarisce tante persone”. “Quindi può guarire anche nostro zio… Prova a chiederglielo. Sono sicuro che ti ascolterà”. Gesù era dietro a loro e aveva sentito tutto. Dice al lebbroso di uscire fuori dal luogo dove si era nascosto e gli chiede se voleva essere guarito. Lo prende per mano, lo tocca e la lebbra era sparita. Alla mamma di Saul dice di dargli i vestiti puliti. Poi l’avrebbero accompagnato in città per fare sapere a tutti che poteva tornare ad abitare, perché il Signore può tutto e fa camminare anche chi è sfiduciato.



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