Il "Crocifisso missionario": p. Gargano parte per il Bangladesh
Nella splendida cattedrale di Salerno, custode delle sacre spoglie di san Matteo apostolo ed evangelista, si è svolta, nella serata del 14 ottobre 2006, la veglia di preghiera diocesana "La Carità anima della Missione", inserita nell’ampio programma della giornata missionaria mondiale 2006.
Dicono di lui...
Presieduta da mons. Gerardo Pierro, arcivescovo metropolita di Salerno-Campagna-Acerno, alla veglia hanno partecipato tantissimi giovani venuti dalle parrocchie di Salerno e dintorni, per ricevere il "mandato catechistico", ma anche per assistere alla consegna del "Crocifisso missionario" a padre Giovanni Gargano, saveriano salernitano "verace", in partenza per il Bangladesh dopo otto anni di pastorale giovanile a Desio e a Salerno.
Amorevole e fiera la presentazione di "Giuà" - così lo chiamano tutti! - da parte di mons. Andrea Vece, responsabile dell’ufficio missionario diocesano, che era stato suo parroco a Salerno negli anni ’80. Mons. Benedetto D’Arminio, direttore dell’ufficio catechistico diocesano, gli ha rivolto paterne e affettuose parole di incoraggiamento per gli impegni che lo attendono. Padre Carlo Pozzobon, superiore dei saveriani in Italia, lo ha ricordato per gli anni trascorsi a Parma, quando era ancora studente di teologia.
"Un ragazzo di periferia"
Al termine della veglia, mons. Pierro ha consegnato a padre Giovanni il "Crocifisso missionario", che lo accompagnerà in Bangladesh per svolgere il suo mandato. Nelle parole di saluto, l'arcivescovo ha manifestato anche qualche cenno di preoccupazione per le "insidie musulmane" in terra bengalese.
Padre Giovanni, nel suo intervento, ha ricordato episodi e persone che l’hanno avvicinato alla famiglia missionaria dei saveriani, consentendogli di aprire il suo cuore alla chiamata del Signore. Ha affermato che si considera uno dei tanti ragazzi di periferia, magari anche restio, in certi momenti, agli ambienti oratoriali delle parrocchie... Con queste sue parole, ha toccato e commosso un po’ tutti.
Il saluto dei giovani
D’altra parte, è stata proprio questa autenticità che ha avvicinato "padre Giuà" ai giovani, tanto da essere per loro un amico entusiasmante e coinvolgente, ma al tempo stesso un punto di riferimento, un "padre" che ha saputo leggere nei loro cuori.
Questa convinzione traspariva anche in uno dei cartelloni che i "suoi" giovani hanno esposto in cattedrale, a coreografia della veglia:
"Grazie Giuà, amico fraterno. Ci mancheranno l’esuberanza, l’entusiasmo, la semplice profondità dei tuoi pensieri!".








