Il coraggio della pace
Il 13 settembre 2024, all’oratorio San Giovanni Bosco di Regona di Pizzighettone, si è tenuto un incontro organizzato dalle ACLI cremonesi sul “Coraggio della Pace”, tenuto dalla professoressa Daniela Negri della Tavola della Pace di Cremona e grande amica oltre che collaboratrice come insegnante dei Saveriani della Casa di via Bonomelli 81 in città. In questo numero dedicato alla Pace, ritengo utile proporre gli spunti di quella serata un po’ lontana nel tempo.
Nella sua breve introduzione il presidente provinciale delle ACLI cremonesi, Bruno Tagliati, ha ripreso l’esortazione di papa Francesco che ci spinge a “fare qualcosa, non solo per i conflitti ai confini dell’Europa”. Poi, la professoressa Negri ha presentato numerosi aspetti che rendono le guerre inevitabili secondo la logica dell’economia e del profitto, quando sappiamo che nessuna guerra è inevitabile! È partita dall’ascolto di un canto argentino molto caro a papa Francesco, scritto durante la dittatura di Videla, dove si chiede a Dio che il dolore delle persone non ci sia indifferente perché, come dice don Tonino Bello, “la guerra tocca tutti”.
I conflitti armati partoriscono crisi umanitarie che portano alle migrazioni e alle stragi dei migranti (Cutro solo un esempio), il conflitto russo-ucraino ha portato al blocco delle esportazioni dei cereali, ad un aumento delle nostre bollette, a un esodo massiccio della popolazione dall’Ucraina (in Polonia ci sono circa un milione di profughi). In Italia, la transizione ecologica è stata bloccata per il sostegno militare con i fondi pubblici. Nel conflitto israelo-palestinese, l’Italia ha assunto il comando tattico delle rotte del Mar Rosso e spende milioni di euro per l’invio di armi a Israele.
La specie umana è l’unica specializzata nello sterminio reciproco. I conflitti politici ed economici vengono camuffati da guerre di civiltà e di religione, mentre le cosiddette “democrazie” autorizzano l’intervento armato per la salvaguardia degli interessi nazionali a livello economico, sociale e finanziario o in nome di una strategia della sicurezza, della libertà, dello sviluppo e del libero mercato.
Fortunatamente c’è chi ha il coraggio della pace in Israele e Palestina, grazie a due associazioni di donne che si incontrano e creano legami. In Israele, Russia e Ucraina, ci sono obiettori di coscienza costretti alla prigionia che non rinunciano alla loro protesta contro la guerra.
Nel mondo ci sono attualmente 169 conflitti in atto e di questi 56 sono guerre (se si raggiunge la cifra di 10.000 morti l’anno). La guerra tra Etiopia e Eritrea ha già fatto 100.000 morti causando una crisi umanitaria di lungo termine. Nel computo delle vittime di ogni guerra, il 75% sono civili. Si spara contro Croce Rossa e ONU. Anche in Italia ci sono mercenari pagati per combattere nelle guerre per il controllo delle risorse africane con armi sempre più sofisticate. Le spese per gli attuali arsenali nucleari potrebbero sfamare 45 milioni di persone. Donne e bambini sono le prime vittime con catastrofi generazionali. Anche l’Italia ha partecipato a numerose guerre, ma si usa sempre l’espressione “missione di pace”. I giornalisti e gli operatori umanitari sono le nuove vittime delle guerre.
Le conseguenze post-belliche sono devastanti e anche l’Italia ne è responsabile, ma non sappiamo quanto a causa del segreto di Stato. Dopo le guerre compaiono fame, carestie, ambienti inquinati, malattie… Il giornalista Franco Di Mare, inviato di guerra nei Balcani, è morto per un mesotelioma a causa della dispersione dell’amianto nella distruzione degli edifici bombardati. Papa Francesco, in “Fratelli tutti” parla di manipolazione di informazioni sulla guerra.
Ci sono anche guerre invisibili, come l’ecocidio dell’Amazzonia che conta 430 morti (indigeni, attivisti, ambientalisti). Nella Laudato sì, Papa Francesco aveva già previsto tutto ciò: pace, giustizia e salvaguardia del creato sono interconnessi e utilizza il termine iniquità per indicare disuguaglianza e mancanza di giustizia.
Il cristiano deve sentirsi interpellato, anche dall’Agenda 2030 dell’ONU che propone 17 obiettivi, ma la pace è solo al 16° posto perché prima bisogna attuare altre scelte urgenti di giustizia. L’OXFAM ha presentato un rapporto sulla disuguaglianza tra Nord e Sud del mondo e le ricchezze sono a favore solo del 20,6% della popolazione mondiale. Anche in Italia ci sono povertà e sfruttamento minorile, ma ci sono anche milionari e una forte evasione fiscale.
La guerra è anche un affare: per ricostruire l’Ucraina ci vorranno circa 50 anni e c’è già la corsa agli appalti. Nel biennio 23-24 il nostro Ministero della Difesa ha avuto un aumento esponenziale di spesa militare, che è una scelta a scapito di scuola, sanità, ricerca e sviluppo. Siamo tra i primi esportatori di armi al mondo (a paesi autoritari che compiono stragi) e non c’è cenno di riduzione. Papa Francesco suggerisce di usare questi soldi per un fondo mondiale per la fame. La guerra ci costa un mondo: case, scuole, ospedali distrutti, emissioni di CO2 spropositate.
Non è il tempo delle speranze individuali perché siamo condannati a riuscire o a fallire insieme e il futuro dipende dalla volontà degli uomini. Don Mazzolari ci ricorda che gli anni di guerra sono più frequenti di quelli di pace. Fondamentale che primeggi la non-violenza, che non è un atteggiamento passivo, ma un rifiuto attivo del male. Altri capisaldi del Coraggio della Pace sono la Pacem in terris di Giovanni XXIII e la giornata mondiale della Pace istituita da Paolo VI nel 1968. Papa Francesco dà un nome nuovo alla pace che definisce fraternità universale, in contrapposizione alla globalizzazione dell’indifferenza.
Dio non assolve le guerre fatte in suo nome (Erri de Luca) e la fede non deve essere manipolata per fomentare odio, divisioni e conflitti (Papa Francesco). Deve essere garantita la libertà/diritto di manifestare il dissenso (Gandhi). Si deve promuovere la pace dando voce ad una corretta informazione, con un’economia di giustizia, chiedendo perdono, smilitarizzando il linguaggio (Arena di Pace). L’opera della pace non può che essere un’opera comune (Don Mazzolari) passando dall’ostilità all’ospitalità (Don Milani). Per il Catechismo della Chiesa Cattolica è dovere dei cittadini educare alla pace e famiglie, genitori e nonni sono i primi promotori di pace (Giovanni Paolo II).
L’importante è cercare sempre di lottare per il bene in questo inferno di male che è la guerra.







