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Storie vere dalla Sierra Leone

l parco della mondialità di Gallico, ho accompagnato vari gruppi a visitare la mostra “Calvario per i bambini di guerra”. Mentre parlavo mi venivano in mente le storie di tanti piccoli amici, soprattutto dell’Africa, che sono stati costretti  a soffrire la guerra, ma non l’hanno voluta fare. Sono storie vere.

Nanasi Kisala ha 19 anni. In un mondo normale sarebbe un giovane con una vita davanti, impegnato a studiare e a costruirsi un futuro, con tanti sogni e progetti nel cassetto. Ma il Congo non è un Paese normale…; è un Paese in guerra. I giovani come Nanasi non conoscono la scuola, ma le armi; vengono arruolati nell’esercito o nelle bande di ventura e sono costretti a uccidere.

Cercami un amico…

Sullai era un giovane delle scuole superiori. Suo padre era muratore. Spesso lo avevamo chiamato alla missione per lavorare. Frequentava una chiesa protestante ed era un uomo onesto; per non fare cose contro coscienza, era pronto a pagare di persona. Noi lo aiutavamo volentieri dandogli lavoro e pagando la retta scolastica per suo figlio.

Un giorno ricevo una lettera di Sullai. Mi scrive che i ribelli erano arrivati, avevano ucciso suo padre e un fratello più giovane. Scrive che lui vuole continuare negli studi, ma che non sa più a chi rivolgersi e chiedere aiuto. Aggiunge: “Aiutami tu, per la scuola e per la vita. Cerca un buon amico che possa pensare a me”.

Caro Sullai, guardati attorno. Bussa ancora alla porta della missione; ci sono sempre persone buone che aiutano!

La piaga tropicale

Alpha Sesay abitava appena fuori dal recinto della missione a Makeni. Alla gamba destra aveva una piaga tropicale che guariva e poi si riapriva. Era un ragazzo intelligente e voleva andare a scuola. Suo padre, forse alcolizzato, era incapace di provvedere a suo figlio e veniva spesso a pregarci di aiutarlo.

L’abbiamo aiutato a pagare la scuola e a curare la piaga. Poi parlai con padre Bepi Berton, direttore del progetto delle famiglie che ospitano bambini bisognosi di assistenza, perché accettasse il ragazzo.

Alpha fu curato e frequentò la scuola, finché non venne la tempesta scatenata dai ribelli. Tanti bambini furono rapiti, costretti a drogarsi, a uccidere persone e a distruggere cose. Alpha si salvò, ma perse suo padre. Ha ancora bisogno di aiuto.

Il grazie di Giovanni

Giovanni era un ragazzo che aveva subito privazioni e traumi in famiglia. Quando si presentò la prima volta alla missione aveva un’aria spaurita. Lo feci entrare e gli diedi da mangiare. Tornò ancora e mi chiese di aiutarlo perché voleva andare a scuola. Gli dissi che avrei pagato la tassa scolastica, e mi assicurai che frequentasse la scuola regolarmente.

Quando fummo costretti ad abbandonare la missione perché stavano per arrivare i ribelli, Giovanni si accodò a noi. Lo lasciammo in un villaggio dove avrebbe trovato protezione. Ma era molto triste nel vederci andar via.

Ero già in Italia da un anno quando ricevetti una sua lettera. Ero felice, perché sapevo che aveva superato i tempi terribili dei ribelli. Nella lettera mi ringraziava per quello che i missionari avevano fatto per lui.

Nelle mani di Dio

Cari amici della Sierra Leone, mi sento piccolo di fronte a voi, che avete sofferto tanto e che ora, con tutta la buona volontà, state tentando di ricostruire la vostra nazione. Non sono più in mezzo a voi, ma il parlar di voi in ogni occasione è già una gioia e uno stimolo ad affidarvi nelle mani di Dio.



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