I “poveri” morti, ricchi solo di fiori
Sempre più poveri di preghiere e di Messe
Nei paesi di campagna ancora oggi, quando si parla dei defunti in generale, si aggiunge l'aggettivo "poveri". Certamente non significa che sono tali perché non hanno più beni materiali, né case e neppure soldi. Del resto a che cosa mai servirebbero? Basta così poco a chi giace in cimitero.
La "povertà" che si attribuisce a loro significa piuttosto compassione, rispetto, rimpianto. Magari si chiamano "poveri" perché hanno dovuto abbandonare questo mondo, questa vita, le persone, tutto, forse a malincuore, forse dopo una lunga e dolorosa malattia, oppure all'improvviso in seguito ad un incidente. In questo senso davvero nessun o è più povero di un defunto.
Ma c'è un'altra povertà che dipende più dai vivi e dal mondo secolarizzato e consumistico in cui siamo sommersi. In questo mese dedicato tradizionalmente ai morti, i cimiteri diventano giardini ricolmi di fiori e si riempiono di gente come salotti o discoteche. Si moltiplicano le chiacchiere più che le preghiere, e diminuiscono le sante Messe che una volta i familiari facevano celebrare negli anniversari a suffragio dei propri defunti.
Molti preferiscono la "buona usanza" di un giornale locale, con i cronologi, ricordare i morti con una foto o con offerte al Rifugio del cane. Così i cari morti diventano sempre più "cari" e sempre meno "poveri", dando maggior incremento al mercato relativo, e meno spazio alla spiritualità e alla solidarietà.
Ma perché meravigliarsene? Se si amano così poco i vivi, come si può pretendere amore per chi non c'è più? Del resto basta ricordare il saggio proverbio: "Chi è morto giace, e chi è vivo si da pace". A dire il vero, una fugace preghiera a tale riguardo si fa anche per lui, perché abbia "la luce perpetua" e perché "riposi in pace".
E non si manca di accendere dei ceri sulle tombe così, da trasformare il cimitero in un cielo trapunto di stelle. Ma che cosa ci guadagnano i "poveri morti" da tutto ciò? I fiori, se non sono di plastica ( come accade sempre più spesso), presto appassiscono e muoiono. I ceri pure si consumano velocemente e si spengono. Così i morti muoiono una seconda volta, perché i viventi fanno ciò che piace a se stessi, invece di ciò che sarebbe più utile a loro.
Se davvero esiste un luogo di attesa e di purificazione, come si insegnava in passato, chissà quanto tempo dovranno attendere "le sante anime del Purgatorio" prima di essere ammesse alla contemplazione del volto di Dio. Se le chiavi del Paradiso sono nelle mani dei parenti chissà dove sono andate smarrite.
I poveri morti restano sempre più poveri, e le loro belle tombe tanto infiorate e illuminate rimangono ancora più tristi e solitarie.








