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I ''miracoli'' di mons. Azzolini, In Sierra Leone tra sogno e realtà

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Il 15 dicembre 2008 è stato ricordato il centenario della nascita di mons. Augusto Azzolini, saveriano di Roccabianca (Parma), primo Prefetto apostolico e vescovo di Makeni in Sierra Leone. Padre Luca traccia in questa pagina un interessante profilo del grande pioniere dell'evangelizzazione in quella nazione africana.

Nel 1924, a sedici anni, il giovane Augusto Azzolini dal seminario di Parma entrò nel noviziato dei missionari saveriani, fondato dal beato Guido Conforti. Sognava la Cina, perché allora l'istituto aveva missioni solo lì. Invece, gli toccò la Sierra Leone, la prima missione aperta dai saveriani nel continente africano.

Miseria e malattie

Padre Azzolini con altri tre saveriani - p. Camillo Olivani, p. Serafino Calza e p. Attilio Stefani - arrivò a Freetown, capitale della Sierra Leone, l'8 luglio 1950. Era stata affidata loro da evangelizzare la provincia settentrionale della Sierra Leone con il centro a Makeni e un milione e mezzo di abitanti. Azzolini aveva 42 anni.

La missione presentava difficoltà eccezionali: clima torrido, malattie endemiche, tra cui malaria, febbre gialla, framboesia e lebbra. Miseria e arretratezza negli abitanti. Nella zona, trovarono una scuola non ancora costruita e una casupola per i missionari, priva di tutto. I cristiani erano una sessantina. Gran parte della popolazione era musulmana.

Padre Azzolini pensò che il primo mezzo da usare per l'evangelizzazione di un popolo fosse la scuola. I giovani avrebbero imparato a leggere e scrivere, a trasformare se stessi e la società. Sarebbe stata anche un mezzo per far conoscere il cristianesimo. Forse nella scuola potevano nascere anche vocazioni al sacerdozio... Ma il sogno andava troppo avanti!

Scuole e opere assistenziali

Nei primi dieci anni furono costruite una quarantina di scuole primarie e tre secondarie. Quando mons. Azzolini, divenuto vescovo, lasciò la Sierra Leone nel 1987, le scuole elementari erano duecento, le superiori tredici. Inoltre funzionava un College per la preparazione dei maestri con un pensionato interno.

Fu necessario provvedere anche alle opere assistenziali. Mons. Azzolini le volle sviluppate al massimo. L'amore del prossimo è il cuore del cristianesimo. Nel 1955 fu fondato a Lunsar un ospedale diretto dal medico saveriano dr. Gello Giorgi. Oggi è uno degli ospedali più quotati della Sierra Leone. In varie località furono aperti ambulatori per fornire le medicine necessarie e nel 1965, per opera del saveriano Lio Stocco, fu iniziata una campagna per la cura della lebbra, con assistenza a domicilio nei vari villaggi. Un centro per poliomielitici fu istituito a Kambia per opera di p. Olivani e gestito, fino alla guerra fratricida, dalle saveriane. Padre Rocco Serra garantì il cibo agli alunni poveri delle scuole di tutta la Sierra Leone e assicurò l'assistenza ai bambini al di sotto dei cinque anni e alle loro madri.

Vedendo tutte queste realizzazioni, Siaka Stevens, capo del governo negli anni '70, incontrando mons. Azzolini gli disse: "Lei ha fatto miracoli!".

Il vangelo in mano agli africani

Dal punto di vista dell'evangelizzazione, la prima preoccupazione di mons. Azzolini fu di moltiplicare il numero degli evangelizzatori. Cominciò a invitare nella sua diocesi collaboratori di altre congregazioni religiose, in aiuto ai missionari saveriani. All'appello risposero in tanti.

Il vescovo si adoperò anche per far venire nella missione collaboratori laici per le costruzioni e per altre attività. Non esitò a stender la mano a istituzioni di beneficenza, ad amici e a benefattori per sviluppare le opere intraprese. Inoltre, mons. Azzolini fin dal principio comprese che per fondare stabilmente la chiesa bisognava formare personale africano capace di reggerla e di dilatarla.

In altre parole, cristianizzare l'Africa per mezzo degli africani.



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