Ho avuto la fortuna di parlare con un Santo
Una sorprendente testimonianza
Lo scorso marzo è giunta a p. Alfiero Ceresoli, il rettore della nostra Comunità del noviziato di Ancona, una lettera da un "vecchio" abbonato a Missionari Saveriani. Una vera sorpresa. Ecco la lettera
"Sono un vecchio abbonato. Mi chiamo Costantino Sarti. Ora abito ad Ancona. Quando ho visto, nel giornale di marzo, pubblicata una foto risalente al 1928, con il Beato Conforti e alcuni padri Saveriani, mons. Bramati e gli aspiranti missionari di allora, mi sono rivisto lì pure io. Dopo 73 anni, con tanti ricordi nel cuore di quegli anni passati con i Saveriani, ricordi messi in iscritto da allora, ho pensato d'inviarli a voi.
Il primo ottobre 1927 iniziai l'anno scolastico nella Casa dei Saveriani, appena aperta due anni prima. Ricordo alcuni miei compagni provenienti da varie parti d'Italia - una presenza eterogenea - e al di sotto di un minimo di istruzione per affrontare il ginnasio. Padre Mario Ghezzi dovette sudare le sette classiche camicie per portarci a un giusto livello.
La sua volontà e la sua pazienza. furono premiate. All'esame, presieduto da p. Pietro Uccelli, rettore della Casa Saveriana di Vicenza, furono tutti generosamente promossi".
Poi Costantino riporta i nomi dei padri che guidavano la Comunità. Ricorda pure un'anziana contadina, Viola Bonpressi, collaboratrice, che andava in giro per le case, con un canestro, a raccogliere offerte in ortaggi, frutta e altro per sfamare la Comunità. Gli è restata impressa la figura di Tassi Secondo, calzolaio della Comunità, sacrestano e organista del santuario.
"La giornata era scandita dal suono di una campanella che al mattino, puntualmente, ci faceva uscire dalle braccia di Morfeo. Ogni giorno vivevamo un orario di preghiera-scuola-gioco-passeggiate-riposo. Alle venti c'era la cena: una scodella di riso, un secondo, pane e acqua a volontà. Seguivano poi le preghiere della sera, il lavaggio dei piedi e dei denti con acqua fredda. Finalmente a letto; che dormite!
La festa di s. Francesco Saverio è rimasta particolarmente nella mia memoria. Si partecipava alla Messa solenne e poi al pranzo, con noi avevamo come ospiti vari sacerdoti e benefattori. Altra festa suggestiva avveniva il maggio per la Madonna del Soccorso. C'era la Messa solenne, con i canti eseguiti dal nostro coro. Nel pomeriggio la processione, predica all'aperto per i tanti fedeli che venivano dai paesi limitrofi.
Alla sera si terminava con i fuochi d'artificio. Ma il ricordo più bello e indelebile fu la visita del Fondatore, il vescovo di Parma, Guido Maria Conforti, alla nostra Comunità. Il vescovo, accompagnato da p. Turci, proveniva da Roma dove aveva incontrato il Papa Pio Xl. Ciò che è stato per me più sorprendente, fu il colloquio che fece con ognuno di noi. Era una figura imponente, non solo per l'altezza della persona, ma anche per la bellezza del volto, per la solennità dei gesti e per la parola chiara e affascinante, non incuteva timore.
Quando fu il mio turno, mi fece sedere e mi chiese: "Lei di dove è?". Anche tra noi ragazzi dovevamo darci del lei; infatti il Fondatore ripeteva spesso questa frase: "Amarsi come fratelli e rispettarsi come principi". Allora io risposi: "Di Moie di Maiolati". Il vescovo proseguì: "Ah ... di Moie ... dove c'è quella bella chiesa, antica abbazia benedettina, tutta di pietra squadrata, dalle possenti colonne ad archi tutto sesto, restaurata da quel generosissimo e carissimo don Egidio Lorenzetti".
E prendendo lo spunto dalla chiesa di pietre, si mise a parlare della Chiesa universale, del Papa, ma soprattutto delle tante persone che nel mondo non conoscevano ancora Cristo e quindi dell'evangelizzazione e dello scopo della sua vita. Io lo ascoltavo incantato. Mi benedisse e mi congedò. Avrei altri ricordi, e tanti, ma voglio terminare con questa frase: io ho avuto la fortuna di parlare con un santo".






