Guardarsi negli occhi…
Lo scorso 8 maggio, noi ragazzi delle classi 1ª I -L- N alberghiero ed agrario dell’Istituto Professionale “G.A. Pischedda di Bosa”, accompagnati dalle nostre insegnanti, siamo andati dai Saveriani di Cagliari per approfondire il tema delle migrazioni e del confronto tra culture diverse.
Nella grande sala dell’Istituto saveriano siamo stati accolti da p. Oliviero che ci ha presentato Claudio, responsabile della Caritas e James, Isabella, Rheema, Ereka, Innocent, giovani migranti provenienti da Congo RD e Sud Sudan, che ci hanno parlato dei loro Paesi, delle difficoltà che hanno vissuto a causa delle guerre. Nei loro Paesi d’origine, hanno dovuto affrontare tantissimi sacrifici per poter frequentare la scuola che non è gratuita e per raggiungerla dovevano fare molti chilometri a piedi in mezzo a tanti pericoli.
A Cagliari sono arrivati nel 2023, grazie ad un corridoio umanitario voluto da papa Francesco. Si sono trovati subito bene, perché si sono sentiti accolti e perché a Cagliari possono studiare all’Università. Il loro sogno è laurearsi e aiutare tanti giovani e adulti che soffrono ingiustizie e povertà. Apprezzano molto la nostra Sardegna, per le sue bellezze naturali, per le tradizioni, per i valori dell’ospitalità e dell’accoglienza. P. Oliviero e Claudio ci hanno parlato del tema delle migrazioni e delle sue cause, dell’importanza della cultura dell’incontro. Hanno spiegato che ci sono persone e anche gruppi con atteggiamenti discriminatori nei confronti dei migranti. Questi atteggiamenti sono dettati dall’ignoranza, dalla diffidenza per chi ha una cultura diversa dalla nostra, che viene percepito come una minaccia per la nostra società.
Per vincere questi pregiudizi, il ruolo della scuola è fondamentale, perché ha il compito importante di educare alla conoscenza di diverse culture e tradizioni e di far capire che la diversità è una ricchezza e non un problema. Claudio ha poi proposto un gesto semplice. Ci ha chiesto di avvicinarci a James, Isabella, Rheema, Ereka, Innocent, di stringerci le mani guardandoci negli occhi e di presentarci. Con questo semplice gesto, abbiamo capito che al di là delle diverse culture e storie, siamo tutti uguali e che ci dobbiamo rispettare e accogliere.
Abbiamo poi visitato l’esposizione di opere di artigianato provenienti da diversi paesi. Alcune ci hanno colpito e incuriosito per il significato simbolico che vogliono trasmettere, come le tre scimmie sagge, guardiane del santuario shintoista in Giappone, che rappresentano una antica massima giapponese (“Non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male”); l’elefante, simbolo di forza e d’autorità, insegna che chi ha una responsabilità non deve essere litigioso, non deve avere collera o rancore; le maschere rituali lega che hanno un valore religioso e sociale.
Siamo contenti di aver avuto la possibilità di conoscere James, Isabella Rheema, Ereka, Innocent. Ascoltare la loro testimonianza ci ha commosso, perché sono ragazzi che lottano per raggiungere i propri obiettivi, non hanno paura dei sacrifici e sognano un mondo migliore dove è possibile vivere in pace e sentirsi tutti fratelli.
Grazie a p. Oliviero e ai missionari che ci hanno accolto, a Claudio della Caritas e a tutti i ragazzi incontrati.







