Gionata, figlio di un grande commerciante, sorseggiando del vino di Cana, diceva ai suoi amici: “Mi piacerebbe incontrare Gesù, fargli delle domande”. Si raccontavano tra loro quello che stava succedendo in quei giorni: le parole, i cosiddetti miracoli del Nazareno, tutta la gente che gli correva dietro e la rabbia dei farisei che vedevano diminuire la gente che li ascoltava e, soprattutto… le offerte al Tempio! “Perché non vai a trovarlo e gli fai direttamente le domande?”, dice una sua amica. “Lui ascolta tutti e avrà qualche istante anche per te”. E così, un bel giorno, accompagnato dai suoi amici, avendo saputo dove si sarebbe fermato, lo aspetta. Quando si avvicina, chiede di poter parlare con Lui. Lo accoglie sorridendo, ascolta tutta la sua storia con molta attenzione e pazienza. Lo guarda in fondo agli occhi. Gli voleva bene, come a tutti, ma a lui ne voleva un po’ di più, perché si era accorto che voleva veramente fare del suo meglio. E allora gli rivolge una domanda, una di quelle che se rispondi, ti portano la felicità, ma se rifiuti… Gionata ascolta, si guarda attorno. Vede i suoi amici, pensa a tutto quello che aveva, alle comodità. Ma perché rinunciare a tutto? Lo avrebbero preso in giro, criticato. Sarebbero andati da suo padre a dirgli di fermare il figlio, che non era bene lasciare tutto. Il Signore non aveva chiesto questi sacrifici. Nei rotoli della Parola di Dio non c’era scritto tutto questo. Doveva fermarsi! Gesù lo guarda ancora una volta con tanto affetto, aspettava una sua risposta. “Su, dai, un po’ di coraggio e sarai felice”, dicevano i suoi occhi. Ma Gionata non poteva, non voleva, non ce la faceva a rinunciare a tutto. Lo guarda un’ultima volta e senza dire niente, a testa bassa, invece di camminare verso il futuro, fa retromarcia, per fermarsi per sempre nella tristezza.







