Guardando lassù trovo che…, P. Sandro Caglioni
In questi ultimi anni abbiamo avuto la gioia di festeggiare tanti anniversari di sacerdozio di saveriani bergamaschi. Il 2009 non fa eccezione. Nel 1959 di novelli sacerdoti saveriani la terra bergamasca ne ha sfornati un bel numero: nove. Quest'anno celebrano il loro 50° di Messa. I primi sono stati i "gringos", cioè i due ordinati in febbraio negli Stati Uniti: p. Francesco Signorelli e p. Franco Sottocornola, di cui già avete letto le riflessioni ed esperienze nei mesi passati.
I primi anni settanta
Prima di parlare degli altri, nel gruppo che è stato ordinato il 25 settembre 1959, voglio dedicare uno spazio per l'unico dei nove che festeggerà il suo anniversario in cielo. È p. Alessandro Caglioni, nato a Sforzatica di Dalmine il 6 giugno 1934. Ho avuto la fortuna di conoscerlo a Cremona, quando frequentavo i primi due anni di scuola magistrale. Padre Sandro era economo della scuola apostolica negli anni 1969-1971: trovare il sostentamento per tanti ragazzi e tante bocche non era facile. In quegli anni i missionari raccoglievano ancora i sacchetti di grano dai contadini del Cremonese e del Mantovano: i famosi sacchetti con la scritta "pane per i missionari".
Padre Sandro ci ha lasciato il 26 aprile del 1997, a 63 anni di età. Per descriverlo, credo non ci sia persona più adatta di suo fratello p. Gerardo, anch'egli saveriano. Perciò prendo volentieri da quanto egli ha scritto recentemente per il bollettino della parrocchia San Giuseppe di Dalmine.
Così lo ricorda suo fratello
Il 6 gennaio dell'anno santo 1975 papa Paolo VI consegna a p. Sandro il crocifisso per la missione in Indonesia, dicendogli: "Ricevi la croce di Cristo, come segno di salvezza che devi annunciare a tutti gli uomini, nel nome del Signore". Introducendo questo gesto il papa gli aveva detto: "Per questo motivo, rinnovando ora il gesto di nostro Signore, presente fra noi, a questo diletto figlio, che invio come predicatore della fede, consegno il segno della Croce di Cristo, perché lo porti a tutti i popoli, come buon servitore del vangelo della pace e fedele dispensatore dei misteri divini".
Arrivato in Indonesia, p. Sandro scrive: "Sono felicissimo di essere nella missione indonesiana, dove tocco con mano quanto sia necessaria la presenza confortatrice del missionario. La gente è bisognosa di fede e di pane. Spero di essere strumento nelle mani di Dio per diffondere la sua conoscenza e la sua carità".
La missione è sempre stata il suo amore. Per lungo tempo si era preparato. Per 21 anni vi ha lavorato; per la missione ha sofferto ed è morto. Nella domanda di ammissione alla professione perpetua come missionario saveriano, p. Sandro scriveva al superiore generale p. Castelli: "Mi impegno a tendere alla perfezione con l'esercizio dei voti religiosi per essere strumento idoneo e duttile nelle mani dei superiori, alla dilatazione del regno di Cristo tra gli infedeli".
Questo anniversario porta tutti noi all'impegno di annunciare con la nostra vita la salvezza che Cristo, attraverso la sua morte e resurrezione, ha offerto a tutti.
Pensarti è stato un dono
Ricordare il 50° di ordinazione di un missionario, e in questo caso quello di p. Sandro Caglioni, che alla missione ha donato tutta la vita, e come Cristo ora gode della resurrezione, diventa per ognuno di noi un incoraggiamento straordinario. Ci aiuta a ripensare tutta la nostra vita come dono totale al Padre, secondo la propria vocazione, che ha in se stessa l'orma del Cristo missionario.
Così è possibile realizzare quello che Gesù ha detto a tutti: "Se il chicco in terra non muore non porta frutto; se muore porta frutto". Grazie padre Sandro, dopo tanti anni pensare a te è stato un dono.








