Grande è la messe, pochi gli operai - Verità molto attuale...
Le parole di Gesù sono attuali, oggi più che mai. Il rimedio che egli raccomandava era questo: "Pregate il padrone della messe che mandi operai nella sua messe". Sappiamo bene che il Signore non intendeva i campi di grano pronti per la mietitura, bensì le folle assetate di Dio, affamate della Parola del vangelo, bisognose di amore, di luce e di salvezza. Il padrone di cui parla è Dio Padre. Gli operai sono gli apostoli, i discepoli che Lui stesso aveva chiamato a seguirlo per inviarli nel mondo intero a predicare la buona novella.
La nuova evangelizzazione
È questo il programma della chiesa, proposto dal papa emerito Benedetto XVI e dai vescovi italiani in questo anno della fede: riscoprire, rinnovare e rivivere il tesoro spirituale che ci è stato donato fin dal giorno del nostro battesimo e che dobbiamo condividere con i nostri fratelli più poveri, a qualunque religione essi appartengano. Purtroppo, il mondo è assillato da gravi problemi politici, economici, sociali, e non si preoccupa affatto di quelli religiosi, spirituali e morali.
Il famoso cardinale francese Poupard ha scritto un libro sulla décroyance, parola che significa "crescente perdita della fede", soprattutto in Occidente, dove i sacramenti non sono più il grande riferimento dei fedeli. Basta pensare al battesimo dei bimbi che spesso viene "rimandato" a quando saranno essi stessi capaci di intendere e volere. Pensiamo anche al matrimonio religioso che molti fidanzati escludono, preferendo il matrimonio civile, o addirittura le "unione libere".
Dice ancora il cardinale: "Noi cristiani occidentali abbiamo una vitalità inferiore all'islam". Soltanto in Africa, in Asia (soprattutto nelle Filippine!) e in America latina si nota un aumento di battezzati".
Non perdiamo la speranza
Purtroppo in molte diocesi e istituti religiosi si chiudono i seminari e si vendono le case, perché non si spera più in un ritorno di fede e in una ripresa vocazionale. È triste vedere che il personale incaricato della formazione invecchia o si ammala, e i superiori non sanno chi mandare per aiutarli o sostituirli. È più facile chiudere o addirittura vendere, non tanto per fare un investimento, ma per curare convenientemente i confratelli malati e invalidi.
Un vecchio proverbio diceva: "Morto un papa, se ne fa un altro!". Ma non si può dire altrettanto di un missionario, soprattutto oggi che diventa così difficile da sostituire. Se amiamo la chiesa e le missioni, noi dobbiamo sempre sperare, anche contro ogni speranza!








