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Goma: Eruzione del Vulcano Nyragongo

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Sembrava la fine del mondo - Goma: una città in fiamme

Sono partito in fretta e furia alle 16.45, appena finita la Messa. Avrei cenato con Antonina che festeggiava s.Antonio e Luisa a casa loro. La radio continuava a tener calma la gente, finché si è visto il fuoco scendere nella nostra direzione . Le mamme con i bimbi malati del Centro aspettavano che mettessi in moto la doppia cabina e, così com'ero, sono partito per fare il primo viaggio verso la frontiera (3 km) col Rwanda. Sarei tornato per una seconda macchinata di gente e per prendere il necessario, invece non sono più potuto ritornare.

La strada era pienissima di gente con roba sulla testa, in mano; macchine che cercavano di superarsi per scappare più in fretta; cinque corsie di vetture. Quando la gente ha visto che la lava e il fuoco si avvicinavano sempre più, presa da un panico ancor più grande si è messa a correre perdendo roba e bambini. Le mamme che erano sulla mia vettura sono tutte scese per fare più in fretta a scappare e mettersi in salvo con i loro bambini. C'era un grosso ingorgo di vetture, non si poteva continuare.

Sono sceso e mi son lasciato anch'io trascinare dalla folla. Il buio era rischiarato in modo sinistro dalle fiamme che ci inseguivano. Col mio ginocchio ero in grave difficoltà a seguire la corsa della folla. Ma proprio in quel momento sento due voci che si rivolgono a me. Non li distinguo:

"Siamo appena fuggiti dalla prigione; ci hanno aperto appena in tempo. Tutti i prigionieri si sono dati alla fuga". Alleluja! Ho gioito anch'io con loro. "Lascia ora che ti aiutiamo noi; tu ci hai aiutati tante volte". Mi prendono per mano, uno davanti, io in mezzo e l'altro dietro. Nei punti più difficili mi sollevano di peso per le ascelle. I due "diavoli" (condannati al carcere a vita) sono diventati i miei angeli soccorritori! Quel grande disastro è stata la loro salvezza. L'indomani mattina uno di loro, molto presto, tornerà indietro a recuperarmi la vettura. Poi, consegnatemi le chiavi, se ne andrà: ''Se riesco vado in Sudafrica". Il più giovane (20 anni) verrà con me fino a Bukavu e poi proseguirà per Uvira. Arriviamo a Gisenyi alle 23.30 Antonina e Luisa sono partite con la loro vettura e dodici bambini adottati da una francese il cui fratello è priore dei Trappisti di Goma. Alla parrocchia di Gisenyi ci ritroveremo tutti insieme e con altri preti e suore di Goma. Al mattino trovo gli orfanelli molto contristati perché la loro mamma adottiva non si è fermata, ma ha proseguito per Nyundo a piedi con alcuni orfani che non ci stavano sulla vettura di Antonina. Vogliono raggiungerla.

Li carico sulla vettura e parto assieme all'ex prigioniero Daniele e Luis, il nostro giardiniere, un hutu prezioso che  guiderà la macchina. A Nyundo siamo ospiti nell'orfanotrofio dove i nostri piccoli troveranno latte e cibo (ci sono 30 belle mucche da latte) e soprattutto la loro mamma adottiva.

L'indomani alle 9.30 partiamo per Kigali, capitale del Rwanda, dove arriviamo alle 18. Accolti dalle suore Bernardine che mi offrono una stanza con acqua, luce e persino un pulitissimo pigiama! Vi risparmio il racconto delle varie difficoltà.

Al mattino partecipo alle lodi con numerose suore, anche quelle di Goma, arrivate prima di noi e generosissime: si sono concentrate in alcune stanze e lasciato le loro a noi! "Ci ricordiamo bene - mi dicono - di quando noi nel '94 eravamo rifugiate a Bukavu e i Saveriani ci spedivano i nostri fax a qualsiasi ora!". Insomma a fare del bene non si sbaglia mai, ossia ama e troverai amore. Dopo colazione ci offrono il viatico: un buon pane per il viaggio.

Partiamo verso Cyangugu, e poi Bukavu. Nessun controllo, siamo rifugiati. Non cercano nemmeno di vedere il passaporto (che non ho preso con me). Un viaggio interminabile: la strada nella foresta è molto mal ridotta; troviamo ogni 100 metri 2-3 militari. C'è la paura che i"nemici" nascosti nella foresta del Congo possano attaccare di nuovo il Rwanda.

Arriviamo con la pioggia. È quasi buio a Bukavu. Gioia tra i Saveriani, ma qualche sorpresa perché non siamo soli: siamo 17 tra grandi e piccini, e tutto si trasforma in grande gioia alla vista di quei bambini così affettuosi e cordiali.

Due settimane dopo

Ho rivisto Goma: viaggio faticoso (9 ore) a causa della brutta strada. La prima impressione: siamo arrivati in una strada bloccata dalla colata di lava, una indicibile desolazione, sgomento. Non è mancata una nota gioiosa: sulla colata ancora calda, c'erano delle pentole con i fagioli che cuocevano e le mamme là ad aspettare, mentre se la contavano come se niente fosse. In mezzo a quel caldo abbiamo raggiunto il posto di Muungano a lato della cattedrale.

Il magma nero ha invaso tutto l'ospedale dei bambini, il dispensario, gli uffici, la nostra casa fino al livello superiore delle finestre.

Tutto bruciato: travi, lamiere, le piante. Amen, Amen.

La casa di Silvio e fraternità è intatta; sono solo state rubate alcune porte e finestre. Anche le case vicine sono rimaste, e lì è riaperto il dispensario e l' ospedale dei bambini. Un bel segno di speranza. Verso il centro della città, in un punto elevato rimane ancora l'Atelier Muungano, che alla domenica diventa "Cattedrale". Nella città ci sono diversi punti di distribuzione di acqua disinfettata.

Se prima tutti o quasi erano fuggiti in Rwanda, ora sono tornati. Aspettiamo che Edda e Francesco vengano a vedere per rendersi conto e aiutare Muungano a rivivere il suo carisma sociale.

P. Pietro Sartorio



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