Gli Sciamani parlano agli alberi
Anche i più distratti si stanno rendendo conto che la terra è piuttosto “irritata” con noi. La Chiesa sottolinea con forza che il rispetto per il creato è una strada importante per trasmettere l’amore per l’uomo, sostanza del Vangelo. Gesù ci dice che non si può amare Dio che non vedi, se non ami il prossimo che vedi. Questo amore è ben descritto dalle opere di Misericordia, cartina di tornasole dell'autenticità della nostra fede. Qui ad Alzano, da pochi mesi, abbiamo tra noi p. Angelo Pansa. Oltre ai suoi 88 anni portati come un giovanotto, è la sua vita missionaria che suscita interesse. È stato in Congo durante i tragici avvenimenti del 1964 (il libro dello scrittore Valerio Massimo Manfredi, “Il Quinto Comandamento”, ne narra le vicende). Negli anni settanta, è stato consigliere nella Direzione Generale dei saveriani, al tempo di mons. Giovanni Gazza (vescovo in Amazzonia) come superiore. Poi, p. Angelo ha raggiunto proprio l’Amazzonia, per continuare la missione. Lì si è imbattuto nel problema della deforestazione e dello sterminio degli indios. Ha lavorato per la loro causa e per l’habitat in cui vivono. Forti interessi internazionali hanno quasi travolto la sua vita, ma è ancora qui, a testimoniare questo grave problema che riguarda la salvaguardia del creato (rilanciato dall’enciclica Laudato si’). P. Angelo, ogni tanto, mi manda un po’ di materiale per questa pagina. A dicembre, che speriamo sia di rinascita, ci offre questo bel racconto, tratto da un incontro a Pordenone del 18 maggio 2002.
p. Fiorenzo Raffaini, sx
Per gli Indios nessun albero può essere tagliato senza il suo consenso. Ho chiesto loro come fanno a sentire cosa dicono. Mi hanno risposto semplicemente che lo Sciamano andava direttamente a chiederlo all’albero e ne otteneva la risposta, positiva o negativa. Poi, lo Sciamano indicava al gruppo l’albero che erano d’accordo fosse tagliato. Questo dialogo confidenziale degli Sciamani con gli alberi mi incuriosiva a tal punto che, per molto tempo, cercai di guadagnarmi la fiducia delle tribù, visto che dovevo aggirarmi con loro nella foresta per informarmi sulle sementi. Fu così che iniziarono a farmi assistere, a debita distanza, a queste cerimonie.
Lo Sciamano si aggirava tra gli alberi percuotendoli con un bastone, ritmicamente, come se li stesse quasi suonando. Poneva la sua domanda e poi accostava l’orecchio al tronco e ascoltava. Percuoteva e ascoltava, percuoteva e ascoltava, talvolta contemporaneamente. Mormorava all’albero frasi e melodie e riprendeva ad ascoltare, mantenendo il ritmo sul tronco dell’albero successivo. “Deve bussare sul tronco per risvegliare la voce degli alberi”, mi spiegavano.
Poi lo Sciamano ritornava e diceva: “La voce di quell’albero mi ha detto di sì, quell’altro invece mi ha detto che non è d’accordo”… e così via. E soltanto gli alberi che si erano dichiarati consenzienti venivano tagliati.
Ancora non capivo veramente come lo Sciamano facesse a scegliere gli alberi. “Prima di tutto bisogna saper porre molto bene la domanda all’albero. La sua risposta uscirà con una voce molto chiara che anche tu potrai ascoltare, accostando l’orecchio all’albero”. Così gli chiesi di farmi provare. Mi portò con sé e cominciò la cerimonia ritmica di litanie e colpi sui tronchi. “Non hai sentito? Ti ha appena detto di no”, mi diceva lo Sciamano. Poi, prendendomi per mano mi portava verso un altro albero. “Questo ti ha appena detto che non è d’accordo, ma ha anche aggiunto che potrebbe forse cambiare idea fra un anno. Quest’altro invece ti prega di non disturbarlo più per molto tempo. Questo è quasi convinto, ma non del tutto, e ti prega di ripassare tra qualche tempo”.
Proseguiva così la lezione dello Sciamano. A un tratto però posai l’orecchio a un ennesimo tronco e lo sentii risuonare in modo completamente diverso, potente e secco sotto i colpi ritmici dello Sciamano, con alcuni tonfi sordi quando il bastone spostandosi colpiva determinati punti. “Quest’albero ti ha detto di sì con entusiasmo”, disse la mia guida. Allora capii improvvisamente: doveva trattarsi di un tronco secco e interamente cavo, con spaccature e fessure in molte zone, forse con alcune parti di putrefazione interna nei punti che risuonavano più sordi. Un albero vecchio e prossimo alla fine, insomma che - se lasciato cadere e marcire spontaneamente - avrebbe potuto rivelarsi dannoso.
Attraverso la tecnica di percuotere solo alcuni punti, tutto il resto del tronco entrava in risonanza e forniva le sue risposte acustiche, “parlando” della propria salute. Gli Indios non selezionano gli alberi da tagliare solo per procurarsi il legname necessario, ma anche per mantenere sana e sempre fresca la loro foresta.
È una bella storia! Una storia vera che parla di passione e amore per gli Indios, che vivono in stretto contatto con la natura. La Piovra degli interessi delle multinazionali vorrebbe inghiottire, distruggere per far perdere all’uomo il rapporto spirituale con la natura, dietro al quale sentono chiaramente la presenza di Dio Creatore.







