Gli esercizi spirituali, Il metodo di S. Ignazio
Gli esercizi spirituali sono una pratica comune per tutti i sacerdoti diocesani e per le comunità di religiosi e di suore. Ma sempre più spesso, vi prendono parte anche tanti laici, soprattutto coloro che frequentano gruppi e associazioni ecclesiali.
Cosa sono? Come si fanno?
Silenzio e raccoglimento
Un gruppo di persone si ritrova per alcuni giorni in un ambiente favorevole al raccoglimento, dove c'è silenzio. Di solito, la guida spirituale è una persona esperta in bibbia o in spiritualità cristiana. Può svolgere un tema unico, toccando i vari aspetti, oppure può aiutare a riflettere sull'ideale della vita cristiana.
Dal 4 al 10 febbraio, in questa nostra casa sono stati organizzati gli esercizi spirituali per i giovani saveriani che lavorano nell'animazione missionaria e vocazionale. Ma vi hanno partecipato anche altri saveriani meno giovani, impegnati in altre attività. In tutto eravamo una ventina di persone, compreso un saveriano della direzione generale che alla fine si è meritato il plauso del predicatore per “buona condotta”.
Una fatica ben ripagata
A differenza degli esercizi spirituali “moderni”, questa volta di moderno c'era solo il predicatore: giovane per età, per il modo gioviale e le frequenti risate che ci ha permesso di fare. Per il resto, era come se predicasse sant'Ignazio in persona. Infatti, nei cosiddetti “esercizi ignaziani”, il predicatore deve esporre, anche se con metodo e parole proprie, le stesse argomentazioni proposte da sant'Ignazio, in un clima di assoluto silenzio. Il silenzio può essere interrotto solo dalla preghiera in comune, anch'essa ridotta, per dare spazio alla preghiera privata e alla meditazione.
Il clima, comunque, è stato disteso e persino gioioso. Le lunghe camminate solitarie ci hanno aiutato a entrare in colloquio con Dio su due questioni molto importanti: “In che rapporto sono con Dio? Cosa vuole egli da me in questa fase della mia vita?”.
È il modo giusto per fare il “discernimento dello spirito”. È una fatica a cui non siamo più abituati, ma - bisogna dirlo - ne vale la pena. Si capisce veramente chi siamo e cosa siamo chiamati a fare. E i partecipanti lo hanno dimostrato pienamente.








