Giubileo, la distribuzione della terra
Continuiamo il nostro cammino giubilare per vedere quale impatto sociale avrebbe la riflessione sulla redistribuzione della terra. Nella Dottrina sociale della chiesa il processo di accaparramento e concentrazione della proprietà della terra è giudicato uno scandalo, perché in netto contrasto con la volontà e il disegno salvifico di Dio. Infatti, nega a tanta parte dell’umanità i benefici dei frutti della terra che sono destinati a tutti. Il Pontificio Consiglio delle Giustizia e della Pace ha prodotto un documento importante per affrontare questa problematica di dimensioni mondiali che viola i diritti personali e delle popolazioni che ne sono implicate proponendo un nuovo modello di sviluppo.
“Per una migliore distribuzione della terra. La sfida della riforma agraria” (1997). Questo è il titolo del documento che riflette e rende manifesto i “drammatici problemi umani, sociali ed etici che solleva il fenomeno della concentrazione e dell’appropriazioni indebita della terra”. Una problematica che tra l’altro mette in perenne pericolo la pace.
L’intervento del Magistero è stato sollecitato da pastori di molte chiese locali che, vivendo a contatto con popoli poveri e impoveriti da situazioni d’ingiustizia, chiedevano una visione evangelica in merito a situazioni scandalose circa la proprietà e l’uso della terra. L’appropriazione indebita della terra e la sua concentrazione nel latifondo toccano soprattutto il mondo rurale e il settore dello sviluppo soprattutto nei Paesi del Sud del mondo. Questa intrusione causa spesso fame e miseria, privando di dignità e diritti, frantumando sempre di più la fratellanza che è fonte di pace.
La riflessione del Magistero analizza i vari settori producendo una valutazione critica dell’attuale sistema neo liberale e delle scelte di politica economica, mostrando la necessità di modello di sviluppo sostenibile e solidale. Là dove sono iniziate, le riforme agrarie non hanno impedito la concentrazione della terra nel latifondo. Non sono riuscite a dare vita ad imprese capaci di crescita autonoma, non hanno evitato l’espulsione di contadini spinti con violenza ad ingrossare le periferie dei centri urbani. Corruzione, servilismo politico e collusione hanno portato a concedere estensioni enormi ai gruppi dirigenti. La presenza d’importanti interessi stranieri ha concesso permessi pluridecennali di sfruttamento senza che i Paesi implicati ne gioiscano minimamente dei frutti.
Quest’ultimo fenomeno è conosciuto come “large-scale land acquisition” (LSLA) più noto come land grabbing, letteralmente accaparramento di terre da parte di governi, multinazionali e anche ricchi individui. È alimentato dalla sempre più grande domanda globale di risorse naturali, minerarie e agricole. In Bangladesh, per esempio, vengono accaparrate zone costiere per allevare gamberi che sono esportati sul mercato globale. Le persone che vi abitano sono costrette a migrare. In Sierra Leone e in Congo RD si accaparrano terre per l’industria mineraria a opera di sovranazionali in combutta con governi limitrofi. Anche qui i contadini perdono terreni e le comunità si disgregano. In Brasile, l’accaparramento è legato alla deforestazione dell’Amazzonia per coltivare soia come base di alimentazione animale o canna da zucchero per i biocarburanti. Qui sono le popolazioni indigene a essere colpite subendo uno sradicamento culturale totale che significa la perdita della propria identità.
La crescente crisi alimentare, idrica e energetica con la conseguente emergenza climatica ha spinto paesi come gli Stati del Golfo, Cina, Giappone, India, Corea del Sud ad accaparrarsi vasti territori negli Stati più poveri per assicurarsi l’acqua, il nutrimento necessario, l’energia e le terre rare di cui sono ricchi. Nasce così una nuova forma di colonialismo mascherata da collaborazione commerciale. Questi investitori transnazionali agiscono come predatori con la complicità di governi nazionali corrotti, senza alcun consenso delle popolazioni che vi abitano, praticando una coercizione violenta a lasciare terra, perdendo così cultura, diritti e futuro pur di conservare la vita.
Il tempo dell’Anno Giubilare diventa il momento favorevole per conoscere queste situazioni, aumentare la consapevolezza dell’ingiustizia planetaria, opponendosi a queste operazioni almeno con il rifiuto dell’acquisto di eventuali prodotti provenienti da tali fonti.








