Gioia e impegno dopo Foligno, Volti e storie al crocevia...
Siamo arrivati a Foligno il 29 agosto, insieme ad altri giovani da tutta Italia, per soffermarci al "crocevia della missione", in un cammino di cinque giorni. Abbiamo visto volti e ascoltato storie provenienti da lontano, ma che ci erano familiari. Erano volti e storie, icone dell'unico giovane volto ed echi dell'unica grande storia di Cristo, missionario del Padre per l'umanità. Ce li hanno raccontati le missionarie e i missionari del beato Guido Conforti, impegnati in un'unica missione di evangelizzazione, seppur attuata in modi diversi e con vari popoli del mondo.
Il dialogo sempre e ovunque
Ascoltando le storie dell'Asia, storie di incontro e di diversità, abbiamo imparato il valore del dialogo interreligioso e tra noi. Il dialogo è necessario a cominciare dai piccoli aspetti quotidiani e personali: in famiglia, a scuola e al lavoro, nel divertimento, nell'impegno sociale, sulle strade e nelle piazze, nella vita di preghiera, nella comunità e nella società.
Ma per dialogare è necessario anche studiare e meditare i libri sacri e le culture, dove lo Spirito ha seminato il Verbo della vita.
È necessario soprattutto andare incontro alle persone, che Dio ama con paziente attesa.
Sobrietà e solidarietà
Dell'Africa abbiamo incrociato volti che invocano giustizia, gente che sogna e crede, pronta a ricominciare. Nell'ascolto di tante storie di vita, abbiamo capito che l'ideale di giustizia e di pace è possibile solo adottando uno stile di vita sobrio e solidale, senza cedere alle mode del tempo. Dobbiamo curare l'informazione nostra e altrui, per conoscere e diffondere le iniziative di bene che trasmettono speranza nella vita e nella novità. Dobbiamo reagire civilmente agli slogan di successo, che disprezzano e dividono parti della nostra umanità e attivano l'ingiustizia e la violenza.
In pellegrinaggio ad Assisi, poi, guidati dalla storia biblica di Esaù e Giacobbe, che si vanno incontro e si abbracciano per saldare il debito della fraternità, anche noi ci siamo riconciliati con Dio. Abbiamo firmato un patto di non-violenza e cenato con una scodella di riso e un bicchiere d'acqua. In questo modo, abbiamo partecipato un po' alla vita dei più poveri, e capito cosa significa ogni giorno avere poco o niente da mangiare.
Una chiesa viva e vivace
Dell'America latina, con la testimonianza del missionario e dei giovani del Brasile, ci ha travolto la vivacità di una chiesa giovane, che vive nella gente il vangelo aperto e condiviso. Abbiamo incontrato una chiesa viva perché dal battesimo siamo tutti figlie e figli di Dio nella stessa famiglia cristiana.
Siamo tutti - o vorremmo diventare - discepoli missionari che crescono e camminano, responsabili di sé e delle sorti dell'umanità, collaboratrici e collaboratori di Cristo nel regno evangelico, ognuno con la nostra parte di impegno, gioioso e volontario, alimentato dall'ascolto della Parola viva, dalla preghiera e dalla comunione.
"Eccomi, Signore, manda me"
Ci siamo incontrati e ri-conosciuti, ascoltati ed entusiasmati. Tornati dal convegno vogliamo anche noi essere una "pulce sveglia" che punge e infastidisce tutti, per natura e per missione. Vogliamo andare avanti perché, come dice la saveriana Teresina Caffi, "non è vero che una via o l'altra fa lo stesso; non è vero che ogni verità può andar bene; non è vero che ciascuno trova comunque la sorgente della vita".
Quindi, è compito di noi giovani testimoniare e portare il Signore fino ai confini del mondo, rispondendo alla sua chiamata: "Eccomi, Signore, manda me!", sempre pronti a rimboccarci le maniche. Tutto questo, e quanto di più, abbiamo conosciuto e sperimentato al "crocevia della missione".








