Gesù, Dio Padre e le religioni
Secondo la classica strategia missionaria chi è stato chiamato dall’Alto a diffondere la Buona Novella dovrebbe seguire un percorso, espresso con quattro parole della lingua greca: Kenosi; Koinonia; Diakonia; Kerigma. Per Kenosi s’intende quanto leggiamo nella lettera di San Paolo ai Filippesi: “Cristo pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò sé stesso assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini in forma umana umiliò sé stesso...” (Phil 2, 5-8). Sull’esempio di Cristo, il missionario deve abbandonare il suo complesso di superiorità, con i suoi vari poteri (pelle bianca, istruzione, soldi). Per Koinonia si intende “il piantare la tenda” come la piantò il Bambino di Betlemme. Per Diakonia il darsi da fare per migliorare le condizioni di vita della gente a cui il missionario è stato inviato. Per Kerigma quanto si legge nella prima lettera di Pietro: “Siate pronti a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1 Pt: 3,15). Può arrivare, infatti, la richiesta di sapere qualcosa sulla Persona di Cristo. Allora può iniziare la quarta tappa del lavoro missionario, cosiddetto del “primo annuncio”. Può anche non esserci, ma se le prime tre tappe non sono mancate, prima o poi... Il quarto momento è piuttosto problematico. Eccone le ragioni! Nel vasto Subcontinente Indiano, di cui anche il Bangladesh fa parte, il discorso su Dio non è per niente difficile. Dio non è un problema. Il sentimento religioso è presente nelle caste più elevate come in quelle relegate in fondo alla scala della società indiana. Il muezzin dal suo minareto invita i seguaci dell'Islam alla preghiera rituale 5 volte al giorno; nella religione Hindu si dice che ci sono 12 mesi e 13 feste... una ogni mese a dir poco! Non mancano poi i Buddhisti, i Jainisti, i Sikh... anch'essi con le loro feste!L'ateismo in questa parte dell’Asia non esiste. La fede in Dio sovrabbonda e si sa che la troppa fede è pericolosa più dell'ateismo. Abbiamo avuto prove molto chiare con l'ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e Siria) e adesso con il Governo dei Talebani in Afghanistan. In questa parte del globo, Gesù costituisce un grande problema per tutte le religioni. L'Islam, pur avendo grande stima per Gesù Cristo (chiamato Isa Nobi = il Profeta Gesù nella lingua araba del Corano) non perdona ai cristiani il fatto di aver fatto del profeta Gesù un Dio. Anche come uomo, Gesù non è certo paragonabile al profeta Muhammad (Maometto), perché Isa Nobi non ha svolto nella sua esistenza terrena le attività che un vero uomo deve compiere: sposarsi, mettere al mondo figli, darsi al commercio, maneggiare soldi e fare la guerra. Per questo, Gesù Cristo anche come uomo vale poco! Per gli hindu, invece, non è un problema che Cristo, oltre ad essere uomo, sia anche Dio. Ma per gli hindu, Gesù non può avere la pretesa di essere l’unica incarnazione della divinità nella storia umana. Gesù è solo uno dei tanti avatar (discesa di Dio in forma umana tra gli uomini). E anche per gli hindu chi trionfa tra queste divinità non è Cristo, ma Krisna. Lo stesso discorso vale per il mondo buddhista che considera l’illuminato Buddha come il Rotno (la Perla dell’umanità)! Stando così le cose, come ci muoviamo noi missionari cristiani che avremmo il compito specifico di far conoscere al mondo non cristiano la persona di Gesù e il messaggio del Vangelo? Il nostro timido tentativo segue questa strada: Gesù Cristo è un personaggio storico che ha portato nel mondo la grande e bella notizia (Mongolbarta in lingua bengalese) che Dio è Padre... non solo dei cristiani. La grande e nuova idea della paternità di Dio l’ha portata solo Gesù Cristo (per l’Islam non solo non esiste, ma è quasi una bestemmia). In quella corona che i musulmani sgranano di frequente, ogni grano corrisponde ad uno dei 99 nomi di Allah. Tra questi, quello di Dio Padre non c’è. E non c’è, perché parlare di Allah come Padre richiamerebbe l’idea della Madre e di conseguenza si dovrebbe poi parlare dei figli e così il rigido monoteismo islamico rischierebbe di sconfinare nel politeismo. Allah è tutto, ma non è Padre!Per l’induismo, la cui base è il sistema della casta con i vari gruppi sociali ordinati gerarchicamente come i gradini di una scala, l’idea di un Dio Padre di tutti è assolutamente inconcepibile. Nel Buddhismo, poi, Dio è assente e quindi l’idea di Dio Padre non ha nessun motivo per essere presa in considerazione. La paternità di Dio è il fondamento della fratellanza umana. E allora noi presentiamo ai nostri ascoltatori la buona notizia, non tanto come una proposta religiosa, ma come una proposta di vita. La proposta che il "Guru" dei cristiani fa è precisa. Se vuoi, tu hindu o musulmano o buddhista, puoi vivere la tua vita secondo due dimensioni: quella verticale come figlio e figlia di Dio e quella orizzontale come fratello e sorella dei tuoi simili di qualsiasi razza o religione siano. Ma se la dimensione verticale è impegnativa, quella orizzontale lo sarà ancora di più, perché la fratellanza esige la pratica delle 14 opere di misericordia che sono le opere della grazia e della gratuità, altro caposaldo dell’insegnamento di Gesù. Il fondamento biblico di tutto questo sono le parabole del Figliol prodigo (Lc. 15,11-24) e del Buon Samaritano (Lc. 10, 30-37) e i versetti del Prologo di San Giovanni, dove si dice che tramite Mosè ci è stata data la Legge, ma tramite Gesù Cristo ci è stata data la "Grazia”. E da Lui noi abbiamo ricevuto grazia su grazia! (Gv. 1,16-17). E allora se mai qualcuno volesse vivere la propria vita secondo quelle due dimensioni, dovrebbe farlo non per salvarsi l’anima (alla salvezza dell’anima ci penserà il Padre Eterno), ma per salvare, come il Buon Samaritano, il malcapitato incappato nei ladroni scendendo da Gerusalemme a Gerico. Ci sembra poi che queste idee potrebbero essere valide non solo per i non cristiani, ma anche per i cristiani del Bangladesh i quali, per la maggioranza, sono diventati membri della Chiesa, ma non ancora discepoli di Cristo. La paternità di Dio, almeno quando recitano il Padre Nostro, è riconosciuta, ma il discorso della fratellanza fa gran fatica a farsi strada. Quello poi della Grazia e della Gratuità ancora di più!Paternità di Dio fondamento della fratellanza umana e opere della Grazia e della Gratuità: non è che questi discorsi andrebbero fatti anche ai cristiani di antica data? Papa Francesco nella sua enciclica "Fratelli tutti" queste tematiche ce le ha ricordate molto chiaramente! A noi l’impegno di leggerle, meditarle e soprattutto praticarle!








