Eppure, tutti ancora sperano…
La Bolla d’indizione del Giubileo Ordinario dell’Anno 2025, Spes non confundit, si fa risposta di speranza nella situazione attuale, caratterizzata da un clima sociale insicuro non solo a livello internazionale, con le guerre scoppiate intorno a noi, ma anche nel nostro paese che ne subisce le conseguenze.
Qualche mese fa, il Censis, nel suo 57° Rapporto, aveva dipinto lo stato generale dell’animo degli italiani come “sonnambuli, ciechi dinnanzi ai presagi (…)” e “la società italiana (…) affetta da sonnambulismo, precipitata in un sonno profondo”. Questo fenomeno non sarebbe proprio di chi è chiamato a guidare il Paese ma sarebbe diffuso nella “maggioranza silenziosa” degli italiani che “prova una grande insicurezza a causa dei tanti rischi inattesi”. Le situazioni difficili che ci circondano come i disastri ambientali, le guerre, le catastrofi naturali, alimenterebbero una emotività tale da neutralizzare le argomentazioni ragionevoli “capovolte da continue scosse emozionali. Tutto è emergenza (…) Cosi trovano terreno fertile paure amplificate, fughe millenaristiche, spasmi apocalittici, l’improbabile e il verosimile”.
Eppure “tutti sperano”, ci dice il Papa. “Nel cuore di ogni persona è racchiusa la speranza come desiderio e attesa di bene, pur non sapendo che cosa il domani porterà con sé”. L’analisi fatta dal Censis mette in evidenza sentimenti contrapposti che tendono a scoraggiare l’impegno, facendo crescere sconforto, sfiducia, scetticismo e pessimismo. Per questo, il Papa si augura che il Giubileo possa essere “per tutti occasione di rianimare la speranza”.
L’Anno Giubilare diventa allora un “momento forte per nutrire e irrobustire la speranza”. Si parla qui di speranza cristiana che “non illude e non delude perché è fondata sulla certezza che niente e nessuno potrà mai separarci dall’amore divino (…) che è in Cristo Gesù, nostro Signore”. Questa speranza nasce dall’amore e si fonda sull’amore che scaturisce dal Cuore di Gesù trafitto sulla croce”. “Ecco perché questa speranza non cede nelle difficoltà: essa si fonda sulla fede ed è nutrita dalla carità, e cosi permette di andare avanti nella vita”.
Se il clima culturale attuale spinge gli italiani a “desideri minori (…) ricerca di piaceri consolatori per garantirsi uno spicchio di benessere”, il Giubileo invece ci spinge all’apertura, all’uscita, a mettersi in pellegrinaggio: “mettersi in cammino è tipico di chi va alla ricerca del senso della vita” (…) alla ricerca di “oasi di spiritualità dove ristorare il cammino della fede e abbeverarsi alle sorgenti della speranza” che conducono all’incontro con il Signore Gesù. Questo cammino volontariamente intrapreso conduce alla “riscoperta del valore del silenzio, della fatica, dell’essenzialità” che ci aiutano a valorizzare ciò che vale e ciò che conta nella vita.
In questo clima d’incertezza, il Giubileo diventa un tempo di grazia che ci permette di vedere l’aspetto positivo della vita. Siamo invitati a riscoprire la speranza nei segni dei tempi che il Signore ci offre (…) a “porre attenzione al tanto bene che è presente nel mondo per non cadere nella tentazione di ritenerci sopraffatti dal male e dalla violenza”. Questo ci porta ad “essere segni tangibili di speranza per tanti fratelli e sorelle che vivono in condizioni di disagio”. Che questo impegno diventi per noi missione e antidoto del virus del sonnambulismo!







