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Emma Arnoldi, salita al cielo l’11 gennaio, era come un iceberg. Ciò che si vedeva a prima vista non era nulla in confronto a quello che questa signora, dal sorriso gentile e dai modi delicati, era veramente.

Donna dalla profonda fede, aveva fatto della sua vita uno strumento di bene. Noi saveriani abbiamo goduto della sua amicizia e presenza in varie occasioni. Faceva molto, ma con quella leggerezza e discrezione che non scalfiva la concretezza del suo agire. L'ho conosciuta tardi, praticamente quando sono arrivato ad Alzano, due anni fa. Suo fratello, p. Giuseppe, ormai da anni in Paradiso (1991), era il mitico rettore della casa saveriana di Tavernerio, e anche il mio dal 1970 al 1972. Anni che ricordo con immenso piacere, vuoi per l'età (17-18 anni), vuoi per l'ambiente e il clima che lui e i suoi collaboratori, p. Giacomo Rigali, Giovanni Montesi e altri, avevano saputo creare. Se chiedete a qualunque di noi com’era p. Giuseppe Arnoldi, risponderà, con un po' di nostalgia, “straordinario, fantastico, bravo”.

Oggi, nell'era dei social, è tutta un'altra cosa. L'umanità è sempre quella e i desideri del cuore di essere capiti, apprezzati e amati, rimangono immutati. Ricordo che ero appena arrivato a Tavernerio da Nizza Monferrato. Avevamo pulito la vecchia e caliginosa stanza della caldaia ormai dismessa. Poi, eravamo andati a fare il bagno al lago di Montorfano. La sera non ci sentivo più. L'indomani, p. Giuseppe mi accompagnò all'ospedale Sant'Anna di Como per pulire i condotti delle orecchie. Il dottore mi disse: “Giovanotto, lei che mestiere fa? Il minatore?”.

Ancora adesso un sorriso mi arriva sulle labbra. Quando ho conosciuto Emma, ho visto in lei quei tratti buoni ma non deboli, gentili ma non accondiscendenti, di una donna determinata, delicata e sincera con le persone. Sono convinto che da donna operosa continuerà a seguire tutti quelli che già da qui aiutava, sosteneva e confortava. Grazie Emma.



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