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È nata la scuola “Père Tonino Manzotti”

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Il gran cuore degli uomini e delle donne della Bassa reggiana ha risuonato con clamore e con gioia il 29 gennaio. A Panzi, periferia di Bukavu, metropoli congolese ai confini con il Ruanda, un complesso scolastico intitolato a “Père Tonino Manzotti” è stato inaugurato ufficialmente.
La solidarietà ha travalicato mari, montagne e continenti. La generosità della gente di Novellara e della Bassa è stata uno stupefacente “atto d’amore”.

Ci siamo trovati alla presenza di 2600 bambini e bambine (tutti con la divisa blu e bianca della scuola) che, con la grazia della loro età, la musicalità e gestualità tipiche di quel popolo africano, sono stati capaci di far diventare un evento speciale, delicato, gentile, splendente. Frequentano una scuola bella, ma non sfarzosa, accogliente e non discriminante, fatta a loro misura e pensata per le necessità d’apprendimento.
Don Tonino Manzotti, tuttora ricordato a Novellara e nella Bassa, ci ha lasciati 4 anni fa, ma il segno della sua presenza non si è disperso. Don Tonino Manzotì, alla francese, come dicono e cantano là, in quella zona congolese, vive nel cuore di tantissimi, ricordato per il suo spirito e per non essersi mai sottratto alle richieste della gente, in particolare dei più bisognosi. Tantissimi ci hanno parlato di lui, della sua forza interiore, del suo carisma, del suo cuore grande, appassionato, comprensivo, amorevole.

Dopo la sua morte, i gruppi di Brescello, Boretto, Gualtieri, Guastalla e Novellara, che a lui facevano riferimento, si sono riuniti nel gruppo “Amici di don Tonino Manzotti”. Rispondendo agli insegnamenti ricevuti, hanno pensato di realizzare un complesso scolastico, per offrire concretamente istruzione, educazione e conoscenze alle fasce della scuola primaria e secondaria (elementari e medie). Ecco allora il progetto del complesso scolastico, curato dall’ingegnere Franco Vivi, d’intesa con p. Nicola Colasuonno, che a Panzi è il parroco.
È una piccola-grande cosa quella che la gente reggiana ha realizzato. È un modo reale di aiutare le popolazioni nella propria terra, senza slogan. Del resto, se la gente sopravvive a mala pena, qualche colpa l’abbiamo anche noi occidentali.

Il momento dello scoprimento delle targhette, affisse all’ingresso delle varie aule, è stato certamente suggestivo, ma ancor più ci ha coinvolti in emozioni e commozioni difficili da gestire. Vedere le targhette in ceramica e leggere il nome delle persone alla cui memoria erano dedicate; avvertire i forti ricordi che suscitava l’evento; l’animazione che sempre accompagna la presenza dei fanciulli; leggere il nome di p. Tonino e scorgere la sua immagine campeggiare all’ingresso della scuola, è qualcosa difficile da raccontare. Ma, se hai la fortuna di viverla, lascia un segno indelebile. Noi del gruppo “Amici di don Tonino” ringraziamo di tutto cuore i novellaresi e chi, a piene mani, come diceva lui, ha contribuito a far sorgere il complesso.
Non crediamo che il compito che ci ha lasciato don Tonino, quello d’amare il prossimo, sia concluso. C’è sempre bisogno di solidarietà, fratellanza e amore, veicoli che portano al bene supremo della pace.



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