Sulla tomba di p. Mario Veronesi
Lo chiamavano Li-là. Poteva avere ogni età, dai 12 ai 16 anni. Nessuno sapeva da dove veniva. Non parlava come loro, ma tutti capivano i suoi gesti molto espressivi. Era sulla bocca di tutti e la cosa finì per incuriosire anche me. Me lo vidi davanti all'improvviso, nell'ora e nel posto più inaspettati: all'alba, vicino alla tomba di p. Mario. Aveva in mano un fiore e sulle labbra un sorriso luminoso, gli occhi immensi e puri, mentre dalla testa ai piedi era tutto lacero e sporco.
Sgranai anch'io gli occhi. - Ciao, Li-là. Cosa fai qui? - Padre Mario mi voleva bene.
- Guarda che ti sbagli. Padre Mario è morto 25 anni fa. Tu sei piccolo, allora non eri ancora nato.
- No invece. Io l'ho visto. Mi voleva molto bene.
- Che cosa ti ha dato?
- Fiori, tanti fiori. Allora io ero cieco. Mio papà mi portava al cimitero, mi faceva baciare una cosa liscia e mi diceva: "Prega, lui voleva molto bene ai bambini".
- Eri cieco. Come mai ora ci vedi?
- Appunto, l'ho visto e mi ha dato tanti fiori. Mio papà era andato via e non è più tornato.
- Dove eravate tu e tuo papà? Sei venuto da solo?
- Oh, erano cattivi cattivi. Una sera sono scappato. Mi sono nascosto su un treno. Una notte, un giorno, poi una notte ancora. Avevo molta fame, il treno si è fermato e io sono venuto fuori. Ero a Khulna. Sono qui da un mese o due. Ti ho visto ogni mattina a pregare p. Mario. Oggi sono venuto anch'io.
p. Aldo Guarniero,