Ditevi a vicenda: ''ti voglio bene'', Freetown
Grazie a Dio, l'emergenza bambini soldato in Sierra Leone è finita da un po'. Quelli che lo erano, sono già adulti, anche se spesso non ancora bene integrati nella società. Rimane l'emergenza delle ragazze, che improvvisamente si trovano "sulla strada" e la notte sono in serio pericolo di essere abusate. Se questo avviene, si sentono chiamare con i titoli umilianti che si danno alle "prostitute". Prostitute loro o prostituti noi, che non abbiamo saputo proteggerle?
Li ho conosciuti uno a uno
Cristiana, una delle tante ragazze tirate su nel "Movimento Casa Famiglia" (FHM), mi ha invitato a casa sua. Aveva preso in affitto una casetta ai margini di un raggruppamento di case, baracche e mercatini, tra gente venuta dai villaggi verso il paradiso della città.
C'era silenzio. Perciò, non mi aspettavo di trovare tanta gente in casa di Cristiana. Mi ha accompagnato alla sedia e mi ha presentato la sua ultima avventura, dando la colpa a me. "Ecco - ha esclamato - ho fatto anch'io quello che fai tu. Questi sono i miei poveri. Questa è la nostra società del «Buon Samaritano»: lei è vedova e ha tanti bambini; lui è poliomielitico; vedi quell'amputato...". E via di seguito: "Non vogliamo mendicare; abbiamo un po' di terra fertile e vogliamo produrre. Ognuno come può, ma tutti possiamo fare qualcosa. I nostri bambini li vogliamo mandare a scuola...". E via e via.
Così li ho conosciuti uno a uno, finché mi sono imbattuto in Fatumata. Quindici anni, ma cresciuta in fretta. Portava il velo alla musulmana. Quando l'ho chiamata, venendomi vicino, se l'era tirato su quasi a scusarsi. "Lascialo andare, ti sta così bene!", le dissi. E lei si rasserenò.
Mi sentivo rodere dentro
"Hai la mamma o il papà?". Non le ho chiesto come facesse a sopravvivere o cosa mangiasse, perché tra questa gente la carità è grande. Nessuno negherebbe un po' di riso a una ragazza come Fatumata.
"E dove dormi? La notte dove vai a dormire?". "Al mercato".
"Al mercato dove?". "Mi sdraio su uno dei banconi e passo la notte".
Ho cercato gli occhi di Cristiana: "La prendi in casa? Un angolino lo trovi. Quindici anni. È troppo esposta a essere abusata. È troppo in pericolo!". Ora Fatumata vive con Cristiana. Ma tornando verso casa mi sentivo rodere dentro. Ero tormentato dal pensiero: di Fatumata solo Dio sa quante ce ne siano.
Il giorno dopo ho salito la collina che porta alla scuola: "Sacra Famiglia", la scuola in collina! Lunghe file di ragazzi e ragazze, bambini d'asilo e adolescenti si recavano a scuola e arrivavano in cima con il fiatone, ma allegri come amici. Tutti insieme, 1.100 studenti e studentesse. Il nuovo arcivescovo è già venuto due volte a farci visita. Forse l'elogio più bello è stato il suo: "Una scuola privata è un privilegio dei ricchi, che qui è esteso ai poveri".
L'educazione delle mamme
Era il turno della Messa dei più grandi, dai 15 ai 18 anni. Sono 300 e ci stanno appena nel salone. La maggioranza è composta da ragazze. Ho pensato a Fatumata. Mi sono domandato perché: perché tante di loro hanno abbandonato la scuola, o perché i genitori non ce la fanno economicamente, o non se la sentono di mandarle nel ventre di una città disordinata come Freetown. Ho pensato tra me: "Sta nell'educazione delle mamme il futuro della Sierra Leone".
Alla Messa ero distratto da pensieri estranei. Parlando loro, ho espresso quasi inconsciamente la mia preoccupazione: "È brutto educare chi non vuole crescere dentro, chi non vuole allargare il proprio cuore verso gli altri. Nel darvi il segno della pace, guardatevi negli occhi e osate dirvi a vicenda: «ti voglio bene!»". Non me l'aspettavo, ma l'hanno fatto, in un clima di contenuta allegria.
Ho innalzato a Dio una preghiera di riconoscenza per avermi fatto vivere e lavorare in mezzo a loro.








