Diario di viaggio, Un’esperienza in Guinea Bissau
Paolo Serra ha descritto le emozioni del suo viaggio missionario in Guinea Bissau, avvenuto l’estate scorsa.
Che cosa porta un giovane a decidere di trascorrere la sua estate in una terra lontana? Forse è la sete di esperienze diverse; forse è la paura di restare imprigionato nella sua piccola realtà; forse è l’apertura verso gli altri; forse è l’ambizione di riempire un diario di bordo e poter raccontare un’esperienza fuori dal comune; forse è amore per la giustizia o coerenza col vangelo. Qualunque cosa essa sia è un tarlo che consuma tutte le incertezze, tutti i compromessi con la realtà, tutte le paure, compresa quella di avventurarsi in viaggio che ha tanti imprevisti.
È comunque sempre un’esperienza che vale la pena fare, per una vita intera o solo per un po’!
Una terra da amare
La Guinea Bissau è “lontana dagli occhi e lontana dal cuore”; lontana dagli interessi del mondo “civile”. È una terra verde, fertile, ricca di vita. Qui la gente muore di fame, ma ha sempre un motivo per cantare, sorridere, ballare, sperare. Qui il tempo non è un rigido tiranno ma un vaso modellato dall’uomo per donarlo agli altri e riporvi quel pezzo di strada percorso insieme.
È una terra ricca di grandi contraddizioni, di vita e di morte, di gioia e di sofferenza, di fertilità e di fame. Non si può che provare stupore davanti all’immensità del mondo, davanti alla “fantasia” di Dio nel creare colori, distribuire forze, suscitare emozioni, ispirare testimoni. Quando un uomo vede il cielo stellato dell’Africa, quando sente il sole caldo sulla pelle, quando un sorriso gli riempie il cuore e il suo essere “bianco” lo rende “intruso”, quando tocca con mano che esiste gente che si dona agli altri... non può che amare questo posto e questa gente; non può che amare questo Dio.
La missione del ritorno
Dicono che per partire ci voglia coraggio. Non credo. Chi parte sperimenta, invece, quanto sia difficile rientrare a casa e continuare a vivere come prima, senza pensare alle responsabilità che la nostra vita ha su quella degli altri. Spesso ci si scontra con l’indifferenza della gente. Si ha la sensazione di non essere capiti fino in fondo. Al tuo ritorno, la gente parla della “tua” Africa, dove “tu” sei stato, ma senza interesse per “l’Africa”.
È questa la vera sfida missionaria di chi torna: far diventare parte attiva del proprio viaggio chi è rimasto a casa; rendere “normale, naturale e ovvio” ciò che tutti chiamano “coraggioso, improbabile, fantasioso”. Nel cuore di chi ritorna c’è sempre una ri-partenza perché, come dice lo scrittore Baricco, “negli occhi della gente non c’è quello che hanno visto ma quello che vedranno”.
Sono i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre speranze che ci danno la forza per andare verso l’altro: in Africa o dietro l’angolo di casa.







