Dalla schiavitù al colonialismo
Dal XVI fino al XIX secolo, per più di 400 anni, quanti esseri umani sono stati deportati in massa dall’Africa, violentemente sottratti alla loro terra, alle loro famiglie, alla loro cultura dai mercanti di schiavi europei? Nella libreria di casa ritrovo la ponderosa opera in due tomi di Paul Bairoch “Storia economica e sociale del mondo”.
Bairoch, belga, cresciuto alla scuola di Fernand Braudel, tenendo conto anche della mortalità in fase di trasporto, parla di 11-12 milioni di schiavi. Joseph Ki-Zerbo, altro grande storico ma africano, nel suo “Storia dell’Africa nera”, parla di un minimo di 50 milioni di uomini e donne sottratti all’Africa. Ki-Zerbo riporta alcuni documenti terrificanti. Le fonti sono i libri di bordo delle navi negriere dell’epoca. Chi li scriveva erano gli schiavisti europei, che documentavano dettagliatamente ciò che compivano. Gli schiavi non erano neppure considerati come esseri umani, ma pesati come qualsiasi altra merce. La compagnia portoghese della Guinea, nel 1696, ad esempio, si impegnava a fornire alla Spagna “10.000 tonnellate di negri”.
Poi, bandita la schiavitù, si aprì un’altra pagina di nefandezze compiute dai paesi europei con la Conferenza di Berlino (1885), la conseguente spartizione dell’Africa e il colonialismo propriamente detto. Chi crede che tutto questo coinvolga solo alcuni paesi europei come Inghilterra, Francia, Portogallo e Belgio, chi è convinto che noi ne siamo estranei e magari possiamo adagiarci nello stereotipo coloniale di “italiani brava gente”, può leggere gli studi di Angelo Del Boca, che documentano le atrocità e i crimini commessi dall’Italia nel suo passato coloniale in terra d’Africa.







