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Dagli scalpelli alla missione, Ricordo di p. Battista Barbeno

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In un'intervista era stato chiesto a p. Battista com'era nata la sua vocazione. Lui rispose di avere sentito dentro l'appello del Signore: "Sarete pescatori di uomini...". Aveva 21 anni e faceva il falegname. Ha lasciato pialla e scalpelli e ha cominciato la sua avventura, che sperava di concludere sulle rive del lago Tanganika.

"Appartenevo a un gruppo giovanile della mia parrocchia di Travagliato, dove sono nato il 13 settembre 1936 - diceva - e da dieci anni ero operaio". Nel 1957 la svolta, con l'ingresso nella casa saveriana di formazione per le vocazioni adulte, a Nizza Monferrato (Asti).

Con i poveri e i giovani in Congo

Compiuti tutti gli studi, è stato ordinato sacerdote a 30 anni il 13 ottobre 1968. "Erano gli anni della contestazione giovanile e di una cultura in crisi; gli anni in cui la nostra malattia più grave era di essere senza speranza". Ma Battista aveva già la sua speranza: seguire la Voce che lo aveva chiamato e lasciarsi condurre là dove aveva sognato d'andare all'inizio della sua vocazione.

Per 19 anni svolge il servizio sacerdotale e missionario nello Zaire (ora Congo). Nel suo apostolato, p. Battista parte dagli ultimi, comunicando la fede cristiana: "In quegli anni, ho imparato che la preghiera dell'umile penetra le nubi, soprattutto la preghiera del povero e dell'oppresso. La forza dei poveri non sta nella ricchezza e nella potenza, ma nella fiducia nel Signore".

Passa da Mwenga a Kilimba e poi a Kiliba e Uvira, sempre felice del suo lavoro. Qui si occupa della formazione della gioventù cristiana di Uvira. "È un lavoro duro - scrive - ma mi dà tanta gioia e mi fa escogitare ogni giorno nuove forme di apostolato. La gioia più grande è stata il battesimo di 80 giovani studenti e di 5 professori...".

"A noi, tocca sudare..."

Passa il tempo, ma l'entusiasmo di padre Battista non viene meno; anzi, lo zelo si raddoppia. Dal 1980 è a Kidote. "I viaggi in montagna con p. Palmiro Cima tra i banyrwanda mi rendono veramente missionario Nelle montagne il nostro lavoro consiste nell'aver cura dei cristiani cattolici che sono il 30 per cento, mentre i protestanti sono il 70 per cento. La sola forza è Lui e nessun altro. E se a volte lavoriamo troppo e magari siamo un po' imprudenti, ci sembra che sia Lui a volerlo. Certo che vale la pena, ma vale sul serio, di vivere qualche anno di meno ma aver seminato. Forse saranno altri a raccogliere; ma ora, a noi manovali del buon Dio, tocca sudare".

Tra il 1986-1988 è a Luvungi, poi viene richiamato in Italia perché cominciava a soffrire dolori alle gambe. È inviato nella casa saveriana di Udine per l'animazione missionaria, ma spera di ripartire presto perché il suo destino è l'Africa.

Come un leone in gabbia!

Padre Battista riparte nel 1993. Questa volta, gli tocca il Camerun. Non se ne lamenta; anzi, racconta che ha potuto mettersi subito al lavoro, insieme a p. Oliviero Verzeletti, anch'egli saveriano bresciano: "Mi sto rinnovando in tutti i sensi, come mi ero ripromesso prima di partire".

Negli ultimi anni, le sue frequenti malattie lo costringono a lasciare la missione, dove faceva ritorno appena si sentiva un po' meglio. Quando era in Italia, non mancava mai di trascorrere qualche giornata con i saveriani di Brescia, spesso accompagnato del pronipote, studente di filosofia. Ha partecipato anche a due feste dei famigliari (nel 2007 e nel 2010), durante le quali ha raccontato con il solito vigore l'esperienza missionaria che stava vivendo. E l'anno scorso il comune di Travagliato gli ha conferito il premio "Vanga d'oro", per aver dato lustro alla comunità.

A metà marzo era stato trasferito dal Camerun a Parma, dimagrito e sofferente. Ma, non pensavamo che ci venisse tolto così presto. Si è addormentato nel Signore il pomeriggio del sabato santo, 7 aprile, per andare in cielo a cantare l'Alleluia con il Signore risorto.



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